In ricordo di monsignor Luigi Rossi nel 23º anniversario
Tratto dal testo “Dialogo con i fidanzati” di Don Luigi Rossi.

Vocazione al matrimonio. Cercheremo di capire il significato di questa parola. Per due credenti in Cristo, l’unirsi tra di loro è talmente importante, comporta dei valori umani ed anche di fede, che necessariamente, per convinzione indubbiamente, è anche un fatto religioso. Non è un contratto, non è un gesto di altro genere che può avere un suo significato profano e basta, ma è un fatto che implica anche la nostra fede: è un “Sacramento”.

Non ricordo di aver mai atteso così tanto la primavera. Attesa di sole, di germogli, di calore e colori. Questa attesa ha evocato in me un’altra attesa: l’Attesa dell’Atteso. Lo attendo, lo desidero, lo aspetto, lo amo. Senza di Lui la vita non fiorisce, non germoglia: rimane l’inverno.
Attendo Dio, attendo la fioritura, attendo il suo Spirito in questa Pasqua di Risurrezione.
Attendo il ritorno di Gesù risorto, il calore della mia vita. Colui che la colora di freschezza.

A quanto ammonta il debito della Parrocchia? Ogni volta che mi viene posta questa domanda mi vengono in mente le parole di san Paolo: «Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge».
Abbiamo un debito che non si esaurirà mai. Il debito d’amore. Questo è il vero debito. Amare è un debito, non un optional.
È un debito perché abbiamo ricevuto tanto dai nostri genitori,

 “Il telefono non riesce a rendere la bellezza di un tramonto”. Così diceva don Roberto a una persona che tentava di immortalarne uno dai colori meravigliosi.

Meno male, ho pensato. Ci sono alcune cose della cui bellezza solo i nostri occhi riescono a godere: perché la bellezza è fatta di chiaroscuri, contrasti, accostamenti, sfumature.

C’è molta bellezza attorno a noi. E mi spiace non essere in grado di trasmetterla pienamente a tutti voi attraverso queste semplici parole.

Solitamente quando un parroco entra in una parrocchia i volti che conosce sono quelli delle comunità dove è stato e quelli che non conosce sono quelli della nuova Parrocchia.
Oggi faccio un po’ di confusione perché molti volti di Cittadella già li conosco in quanto più o meno sedici anni fa celebravo per la prima volta l’eucaristia qui a Cittadella.
Ricordo benissimo che quel giorno in questo Duomo enorme mi sono sentito particolarmente piccolo, particolarmente giovane e avevo le gambe che mi tremavano.
Oggi mi sento ancor più piccolo, paradossalmente ancor più giovane per questo servizio; e mi tremano le gambe più di sedici anni fa; se non altro perché sono un po’ più consapevole del servizio che mi viene chiesto.


"niente paura"


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