L’“Imitazione di Cristo” è un libriccino, destinato a giovani che si preparavano a decidere se entrare o meno definitivamente nella vita monastica.

Alcune espressioni sono “datate”, risentono cioè sia dei destinatari sia dell’epoca (1400).

Altre invece mantengono l’attualità che è tipica della verità, che va al di là dello scorrere del tempo.

Presento alcuni, tra i tanti versetti particolarmente ricchi di sapienza.

NB. Abbreviazioni: L = libro; c. = capitolo; v. = versetto Chi segue me, non cammina nelle tenebre (Gv 8,12) dice il Signore. Con queste parole, Cristo esorta a imitare la sua vita e il suo comportamento, se vogliamo veramente essere illuminati e liberati da ogni cecità di cuore. Sia dunque nostro sommo impegno meditare la vita di Gesù (L. I; c. 1; vv. 1-3).

Quanto più uno si raccoglierà in se stesso e si farà interiormente semplice, tanto più comprenderà molte e sublimi cose senza fatica, perché riceve dall’alto la luce dell’intelligenza. L’anima pura, semplice e costante non si dissipa nelle tante occupazioni, perché tutto fa a onore di Dio, e, quanto a sé, procura di liberarsi dal cercare se stessa (L. I; c. 3; vv. 14-15).

È gran sapienza non essere preicpitosi nelle azioni, e non ostinarsi nelle proprie opinioni. È gran sapienza anche il non credere a tutto quello che si sente dire, e il non riferire subito ad altri quello che si è udito o ci è stato confidato (L. I; c. 4; vv. 4-5).

La vita buona rende l’uomo saggio secondo Dio ed esperto in molte cose.

Quanto più uno sarà interiormente umile e soggetto a Dio, tanto più sarà in ogni cosa saggio e cauto (L. I; c. 4; vv. 7-8) Ho sentito dire spesso che è cosa più sicura ascoltare e ricevere un consiglio, che darlo. Può succedere che sia buona l’idea dell’uno come dell’altro, ma il non volersi adattare all’altrui punto di vista, quando la ragione o la circostanza lo richiede, è segno di orgoglio e di testardaggine (L. I; c. 9; vv. 11-12).

Tieni gli occhi fissi su te stesso ed evita di giudicare i fatti degli altri. Nel giudicare gli altri, l’uomo si affatica senza utilità; molto spesso sbaglia e facilmente pecca; invece, quando giudica ed esamina se stesso, lavora sempre con frutto. Per lo più giudichiamo d’una cosa nel grado in cui essa ci sta a cuore; e così a causa di questo amore personale ci sfugge la sua valutazione oggettiva. Se Dio fosse sempre il puro oggetto del nostro desiderio, non saremmo turbati con tanta facilità per per voler tenacemente mantenere la nostra opinione (L I; c. 14; vv. 1-4).

Molto fa chi molto ama. Molto fa chi fa le cose bene. Bene fa, chi serve più al bene comune che al proprio gusto. Spesso ci sembra carità quella che è piuttosto carnalità; perché raramente le sono estranei la naturale inclinazione, il proprio capriccio, la speranza del contraccambio, la passione dell’interesse (L. I; c.

15; vv. 7-9).

Chi possiede la carità vera e perfetta in nessuna cosa cerca se stesso, ma unicamente desidera che in tutto sia glorificato Dio. Inoltre non invidia nessuno, perché non cerca alcuna soddisfazione personale (L. I; c. 15; vv. 10-11).

I difetti che l’uomo non può correggere in sé e negli altri, li deve sopportare con pazienza, finché Dio non disponga altrimenti. Pensa che forse è meglio così, per mettere alla prova la tua pazienza, senza la quale i nostri meriti non hanno molto valore. Devi tuttavia pregare Dio davanti a questi ostacoli, perché si degni di aiutarti e tu possa sopportarli con bontà (L. I; c. 16; vv. 1-3).

Con affetto vostro don Remigio




IL SACERDOTE

«Un prete deve essere contemporaneamente piccolo e grande,

nobile di spirito come di sangue reale,

semplice e naturale come di ceppo contadino,

un eroe nella conquista di sé, un uomo che si è battuto con Dio,

una sorgente di santificazione, un peccatore che Dio ha perdonato,

dei suoi desideri il sovrano, un servitore per i timidi e i deboli,

che non si abbassa davanti ai potenti ma si curva davanti ai poveri,

discepolo del suo Signore, guida di tutto il suo

gregge, e non di una sua parte,

un mendicante dalle mani largamente aperte, un

portatore di innumerevoli doni,

un uomo sul campo di battaglia, una madre

nel confortare i malati,

con la saggezza dell’età e la fiducia di un bambino,

teso verso l’alto, i piedi sulla terra, fatto per la gioia

ma esperto del soffrire,

lontano da ogni invidia, che parla con franchezza,

un limpido amico della pace, un nemico dell’inerzia,

lungimirante, fedele per sempre ».


"niente paura"


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