Sappiamo che nessuno è uguale a un altro. Ogni persona ha avuto una educazione, un passato, una serie di valori acquisiti. C’è chi è timido e chi è spavaldo, chi è espansivo e chi più riservato, chi parla molto (anche a sproposito) e chi misura le parole, chi dà risposte senza pensare (con in più la pretesa che quanto ha detto vada eseguito) e chi lascia spazio all’interiorizzazione.

Ci sono poi luoghi e momenti diversi in cui si possono e si devono modificare alcuni atteggiamenti.

Quando una persona pone una domanda, penso che si aspetti prima di tutto un atteggiamento di ascolto, di partecipazione, di “empatia”. Chi offre subito una risposta può dimostrare poco interesse per quella persona o per il problema presentato. Naturalmente non è questo il caso di domande di poco conto, cui si può rispondere immediatamente senza particolari riflessioni.

Se la risposta la diamo noi, chi ci ha cercato se ne va quasi sempre pronto a scaricare sugli altri la mancata soluzione del problema, pensando, o anche dicendo: « tanto, la risposta l’ha data lui; è facile parlare, ma poi vivere è un’altra cosa. . .; ho provato a fare quello che mi ha detto ma è troppo difficile. . . ».

Cosa è importante allora? Quando ci viene fatta una domanda “seria” impegniamoci a creare un clima di attenzione, di riflessione, di ascolto reciproco, per cercare insieme la risposta. Poniamo altre domande (molto discrete), invitando a collocare il problema in un contesto diverso, a metterlo in una cornice di soluzione, a non tenerlo davanti agli occhi in modo tale che impedisca qualsiasi altra visione della realtà. Cerchiamo che un po’ alla volta la risposta (meglio ancora tante iniziali risposte) emerga dal cuore e dalla mente di chi ha posto la domanda, magari con fatica, magari non ancora completa, in modo che sia lui (o lei) a sentirsi responsabile di ciò che deve fare, senza attribuire agli altri i meriti o i demeriti. Capita quasi sempre che esponendo con calma il suo problema, la sua difficoltà, chi parla non solo trovi forza e serenità, ma riesca pure a individuare da solo la risposta. Nessun altro può prendere il suo posto, nessun altro può prendersi la responsabilità della sua vita e delle sue scelte. Ogni persona deve assumersi e mantenere tale consapevolezza, anche di fronte a situazioni difficili, a problemi che non si risolveranno in breve tempo.

Chi va dal medico a dire che ha mal di testa non si sentirà rispondere subito superficialmente: « lei ha un tumore »; oppure « lei non ha niente ».

Chi ha la risposta facile per tutto e per tutti molto spesso è un superficiale, un ciarlatano, un presuntuoso e anche un “ladro”, perché toglie a chi gli sta davanti la libertà e la responsabilità di cercare soluzioni adatte alla sua situazione.

Allora va lasciato solo? Assolutamente no! Ci vuole la capacità di ascoltare, anche a lungo, di “accendere” qualche “faro”, di mettere in “luce” qualche valore, qualche punto di riferimento che possa illuminare il problema. Si possono anche dare alcune risposte, ma non definitive, non impositive, risposte che comunque lasciano l’ultima parola e decisione a chi deve poi tornare a casa, in famiglia, al lavoro, in società, in parrocchia avendo “maturato” in profondità una sua risposta. Sarebbe molto più facile e comporterebbe un risparmio di tempo dare subito soluzioni precise e rapide. Ma a che pro? E chi riuscirebbe a metterle in pratica? Più volte Gesù durante la sua vita ha risposto con altre domande a quesiti che gli venivano rivolti, proprio per valorizzare l’intelligenza, le conoscenze, gli stati d’animo di chi lo interrogava.

Purtroppo siamo immersi in una società bombardata dalla pubblicità, dai “consigli” (adesso la chiamano anche così) e sembra che per la vita spirituale o per quella di relazione valgano le stesse regole del mercato.

Ma che! Siamo diventati incapaci di pensare, di approfondire, di riflettere, di meditare, di avere pazienza? Vogliamo tutto e subito? Vogliamo andare dai maghi o dagli indovini? Chi è così non ha bisogno di nessuno: basta che accenda la TV e troverà tutte le “risposte” che fanno al caso suo; oppure può telefonare a qualche “esperto” delle carte; oppure può “parlare” con il primo che passa per strada o con chi la pensa esattamente come lui.

Eh sì! Perché molto spesso la risposta che si vuole sentire è quella più comoda e più semplice, ma è anche quella che non risolve nulla, anzi peggiora le situazioni.

Cerchiamo allora di essere disponibili all’ascolto, partecipi dei problemi, delle gioie e delle sofferenze che vengono presentate, pronti a valutare insieme tante ipotesi, a ritornare sullo stesso aspetto, su tentativi falliti o riusciti, ma evitiamo di essere precipitosi nel dare risposte, perché sia lasciata a ciascuno la legittima, piena e libera responsabilità.

Con affetto vostro don Remigio

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.