Quando leggerete questa “lettera” saranno già passate la festa dei Santi e il ricordo dei Defunti (i nostri cari e tutti gli altri, anche quelli dimenticati).

In questi primi quindici anni di servizio alla comunità del Duomo ho celebrato circa 1200 funerali, stando vicino ai familiari in momenti così dolorosi e accompagnando poi i defunti nei vari cimiteri. Al centro, momento più “sereno”, l’Eucaristia.

Perché “sereno” tra virgolette? Perché una persona cara che ci lascia comporta sempre momenti più o meno prolungati e intensi di dolore, di lacrime, di ricordi; a volte anche qualche senso di colpa per non aver amato abbastanza le persone che hanno lasciato questa vita e hanno iniziato l’altra che non finisce più. Ma a lenire il dolore, ad asciugare per qualche tempo le lacrime, a superare eventuali sensi di colpa ci aiuta il Signore con la sua grazia, con la Parola che ci fa ascoltare, con la Comunione nella quale si offre a noi come forza e sapienza, come compagno di viaggio e amico, come conforto e sostegno.

Già! La Comunione! Ogni tanto dico che la celebrazione di un funerale dovrebbe essere l’occasione per una breve, ma intensa, riflessione spirituale che ci aiuta a fare un esame di coscienza, un bilancio della nostra vita; a verificare le scelte fatte, a cambiarle se non fossero in coerenza con gli insegnamenti e gli esempi di Gesù.

Cuore della Messa è la Preghiera Eucaristica durante la quale pane e vino vengono trasformati nel corpo e sangue di Cristo, che poi offriamo al Padre. Ma il Padre ce li restituisce nella Comunione come cibo e bevanda spirituale.

Allora chiedo: perché non far diventare la morte di una persona cara (familiare o amico o . . . ) una opportunità per confessarci, per fare la Comunione, per migliorare la nostra vita? Perché non rendere da subito fruttuosa una morte? Cercate di dirmi a chi e a cosa servono i fiori? Forse a dire la presenza e la vicinanza.

Forse a mettere in evidenza un affetto postumo. Forse a mettere in pace la coscienza. Se poi questi diventano 5, 8, 10 o più cesti mi chiedo perché sprecare tanto? Allora sono proibiti i fiori? Assolutamente no! Un segno di affetto va bene.

Voglio semplicemente dire che 30 cesti di fiori non hanno il valore di una Comunione, di una conversione, di una vita che cambia, di una preghiera che nasce da un cuore purificato e pronto ad amare Dio e il prossimo in modo nuovo, più intenso, più fedele e concreto.

E poi un consiglio per quanti vengono in cimitero per la sepoltura. Al di là che venga recitata una parte del Rosario, nel tragitto breve o lungo, al di là di tutto non è certamente il momento di lasciarsi andare a chiacchiere, a commenti più o meno opportuni. . .

È un altro momento di preghiera, di religioso silenzio, di meditazione. Frequentemente devo aspettare che si faccia silenzio prima dell’ultima preghiera e della benedizione della tomba.

Non c’è forse tempo, dopo la sepoltura, di dirci sommessamente qualche pensiero, qualche riflessione, quanto vogliamo portarci nel cuore? Il tempo è prezioso, anche quello dei funerali: dall’obitorio (o dall’abitazione) al cimitero, passando per la Chiesa nella quale incontriamo il Cristo vivente nella Parola e nel Pane eucaristico.

Con il solito affetto


vostro don Remigio


"niente paura"


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