Eil Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14).

È il lieto messaggio di Giovanni all’inizio del suo Vangelo.

Dio non si è accontentato di creare il mondo e gli uomini, di parlare loro tramite i profeti, di guidarli lungo la storia. Ha voluto abitare in mezzo al suo popolo (non solo quello ebreo, bensì l’umanità intera).

In Gesù Dio ha voluto comunicare con l’uomo “faccia a faccia”, ha mandato il Figlio suo perché si mettesse in relazione visiva con le persone.

Ci rendiamo conto, allora, che il “mistero” del Natale illumina la vocazione dell’essere umano alla relazione, allo stabilire un contatto profondo con le altre persone e con l’Assoluto. E per questo siamo chiamati alla conversione, a cambiare cioè il nostro modo di pensare. Siamo infatti tentati di ridurre la comunicazione a sviluppo tecnologico, alla moltiplicazione di strumenti formativi. E così anche l’educazione si limita a un travaso di conoscenze e di nozioni.

Provate a pensare alla differenza tra il recarsi a visitare qualcuno personalmente e il mandare un biglietto. A volte, quando non è possibile altrimenti, sono gradite anche alcune righe di saluti ed auguri, ma quanto più preziosa è la presenza fisica.

Il Natale ci dice proprio che un bambino è nato per noi, ci è stato dato un Figlio.

Nella semplicità e povertà di quel bimbo, Dio ci rivela che comunicare ed educare autenticamente significa andare incontro, creare comunione, relazione profonda, e ci mostra che tale possibilità è aperta a tutti, ricchi e poveri, sapienti e piccoli.

Se poi pensiamo che il primo annuncio della sua nascita è stato dato a dei pastori (considerati dalla classe dominante politica, religiosa e sociale come peccatori, “lontani”, trasgressori della legge. . . ), ci accorgiamo che agli occhi di Dio spesso gli ultimi sono i primi, proprio perché sentono il bisogno di un Salvatore.

Vorremmo che il Natale facesse crescere in noi la consapevolezza dell’importanza di accogliere nella nostra vita la presenza di Gesù Cristo, sceso dal cielo per noi uomini e per la nostra salvezza.

Ed è specialmente nella famiglia che il Verbo desidera piantare la sua tenda e dove desidera essere accolto. La vita della famiglia ha bisogno di ritrovare gli atteggiamenti e i valori essenziali che rischiano di essere persi nella frenesia di un’esistenza troppo condizionata dalla ricerca di occupare tutto il tempo per la crescita fisica e, un po’ meno, intellettuale; dalla ricerca del benessere; ma condizionata anche da paure e insicurezze incontrollate.

La liturgia e la preghiera hanno molto da offrire alla vita delle famiglie, aiutandole a recuperare il silenzio, l’ascolto, la festa semplice, la gioia delle cose quotidiane- piccole-feriali, la concentrazione sui piccoli gesti, l’apertuta alla presenza di un Dio che vuole essere vicino alle nostre fragilità e sofferenze.

A ciascuno e ad ogni famiglia Buon Natale.

vostro don Remigio


"niente paura"


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