Il mese di maggio ci vedrà ancora una volta raccolti (bambini, ragazzi, giovani (?), adulti, anziani, famiglie) presso i capitelli per la recita del Rosario.

Il Rosario non è una preghiera facile, anche se molto diffusa presso gli anziani in modo particolare.

Non può essere una preghiera semplicemente ripetitiva di Ave Maria, mentre la mente, gli occhi, il cuore. . . sono “impegnati” in altri pensieri o cose o persone.

Papa Paolo VI, nella sua esortazione sul “Culto alla Beata Vergine Maria” scriveva: « Preghiera evangelica, incentrata nel mistero dell’Incarnazione redentrice, il Rosario è, dunque, preghiera di orientamento nettamente cristologico. Infatti, il suo elemento caratteristico – la ripetizione litanica del Rallegrati, Maria – diviene anch’esso lode incessante a Cristo, termine ultimo dell’annuncio dell’Angelo e del saluto della madre del Battista: Benedetto il frutto del tuo seno (Lc 1,42). Diremo di più: la ripetizione dell’Ave, Maria costituisce l’ordito, sul quale si sviluppa la contemplazione dei misteri: il Gesù che ogni Ave, Maria richiama, è quello stesso che la successione dei misteri ci propone, di volta in volta, Figlio di Dio e della Vergine, nato in una grotta di Betlemme; presentato dalla madre al tempio; giovinetto pieno di zelo per le cose del Padre suo; Redentore agonizzante nell’orto; flagellato e coronato di spine; carico della croce e morente sul Calvario; risorto da morte e asceso alla gloria del Padre, per effondere il dono dello Spirito. È noto che, appunto per favorire la contemplazione e far corrispondere la mente alla voce, si usava un tempo – e la consuetudine si è conservata in varie regioni – aggiungere al nome di Gesù, in ogni “Ave Maria”, una clausola che richiamasse il mistero enunciato » (46).

E al n. 57 aggiungeva: « La missione materna della Vergine spinge il Popolo di Dio a rivolgersi con filiale fiducia a colei, che è sempre pronta ad esaudirlo con affetto di madre e con efficace soccorso di ausiliatrice. Esso, pertanto, è solito invocarla come Consolatrice degli afflitti, Salute degli infermi, Rifugio dei peccatori, per aver nella tribolazione conforto, nella malattia sollievo, nella colpa forza liberatrice; perché ella, che è libera dal peccato, a questo conduce i suoi figli: a debellare con energica risoluzione il peccato. E tale liberazione dal peccato e dal male (cfr Mt 6,13) è – occorre riaffermarlo – la premessa necessaria per ogni rinnovamento del costume cristiano.

La santità esemplare della Vergine muove i Fedeli ad innalzare gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti. Si tratta di virtù solide, evangeliche: la fede e l’accoglienza docile della <Parola di Dio (cfr Lc 1,26-38; 1,45; 11,27-28; Gv 2,5); l’obbedienza generosa (cfr Lc 1,38); l’umiltà schietta (cfr Lc 1,48); la carità sollecita (cfr Lc 1,39-56); la sapienza riflessiva (cfr Lc 1,29-34; 2,19. 33. 51); la pietà verso Dio, alacre nell’adempimento dei doveri religiosi (cfr Lc 2,21. 22-40. 41), riconoscente dei doni ricevuti (cfr Lc 1,46-49), offerente nel tempio (cfr Lc 1,22-24), orante nella comunità apostolica (cfr At 1,12-14); la fortezza nell’esilio (cfr Mt 2,13-23), nel dolore (cfr Lc 2,34-35. 49; Gv 19,25); la povertà dignitosa e fidente in Dio (cfr Lc 1,48; 2,24); la vigile premura verso il Figlio, dall’umiliazione della culla fino all’ignominia della croce (cfr Lc 2,1-7; Gv 19,25-27), la delicatezza previdente (cfr Gv 2,1- 11); la purezza verginale (cfr Mt 1,18-25; Lc 1,26- 38); il forte e casto amore sponsale. Di queste virtù della Madre si orneranno i figli, che con tenace proposito guardano i suoi esempi, per riprodurli nella propria vita. Tale progresso nella virtù apparirà conseguenza e già frutto maturo di quella forza pastorale che scaturisce dal culto reso alla Vergine.

La pietà verso la Madre del Signore diviene per il fedele occasione di crescita nella grazia divina: scopo ultimo, questo, di ogni azione pastorale. Perché è impossibile onorare la Piena di grazia senza onorare in se stessi lo stato di grazia, cioè l’amicizia con Dio, la comunione con lui, l’inabitazione dello Spirito.

Questa grazia divina investe tutto l’uomo e lo rende conforme all’immagine del figlio di Dio (cfr Rm 8,29; Col 1,18). La Chiesa cattolica, basandosi sull’esperienza di secoli, riconosce nella devozione alla Vergine un aiuto potente per l’uomo in cammino verso la conquista della sua pienezza. Ella, la Donna nuova, è accanto a Cristo, l’Uomo nuovo, nel cui mistero solamente trova vera luce il mistero dell’uomo, e vi è come pegno e garanzia che in una pura creatura, cioè in lei, si è già avverato il progetto di Dio, in Cristo, per la salvezza di tutto l’uomo. All’uomo contemporaneo, non di rado tormentato tra l’angoscia e la speranza, prostrato dal senso dei suoi limiti e assalito da aspirazioni senza confini, turbato nell’animo e diviso nel cuore, con la mente sospesa dall’enigma della morte, oppresso dalla solitudine mentre tende alla comunione, preda della nausea e della noia, la Beata Vergine Maria, contemplata nella sua vicenda evangelica e nella realtà che già possiede nella Città di Dio, offre una visione serena e una parola rassicurante: la vittoria della speranza sull’angoscia, della comunione sulla solitudine, della pace sul turbamento, della gioia e della bellezza sul tedio e la nausea, delle prospettive eterne su quelle temporali, della vita sulla morte ».

Con il desiderio di vivere questi sentimenti, atteggiamenti e propositi eleviamo coralmente o singolarmente a Maria la nostra preghiera di figli e di fratelli.

Con affetto  vostro don Remigio


"niente paura"


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