Abbiamo iniziato questo mese di novembre celebrando la festa di tutti i Santi e, credo in modo particolare, ricordando i nostri cari defunti.
Malattia e morte sono tra le cause principali della nostra sofferenza (pur non dimenticando come questa sia non di rado provocata dai disagi che serpeggiano nella nostra società, nel cuore di molte famiglie e di molti giovani).

Da quando sono arrivato ho accompagnato in chiesa per l’ultimo saluto davanti al Signore circa 900 persone: giovani, anziani, persone nella piena maturità; nonni, padri, madri, figli, fratelli e sorelle.

Quando vengo a conoscere (a proposito, non date per scontato che il parroco sappia tutto) situazioni di malattia cerco di farmi presente, o in ospedale o in famiglia.
Constato come siano vere le parole del salmo 54: Getta sul Signore il tuo affanno ed egli ti darà sostegno, mai permetterà che il giusto vacilli.
Solo il Signore è in grado di sostenerci negli affanni della vita, siano essi di carattere fisico o morale, o materiale, o spirituale.
Il giusto, cioè colui che confida nel Signore, che pone in Lui la sua fiducia, che prega con perseveranza, che ogni giorno fa della volontà di Dio il suo pane quotidiano, che cerca di vivere l’amore e la giustizia, la verità e la pace, non vacilla. Potrà avere momenti di sconforto anche forti, momenti di rabbia (che vanno rispettati e accompagnati dalla nostra preghiera), ma alla fine il sostegno che chiede al Signore arriva, e arriva con puntualità.
È importante però non fissare a Dio termini precisi di tempo.
Egli sa quanta grazia concederci e quando donarcela. Noi dobbiamo semplicemente invocarla e poi attenderla con fiducia e perseveranza.
Il “giusto”, cioè colui che sa di essere stato salvato dal Signore e che cerca di corrispondere ai suoi benefici, non è immune da affanni e sofferenze; anzi a quelli “normali” di tutti gli uomini deve aggiungere anche quelli che gli derivano dal suo tentare di essere “giusto”. Ma sa “gettare” tutto sul Signore, trovando in Lui la forza per continuare la sua missione di padre o madre, di figlio, di educatore, di responsabile della vita propria e altrui.
In questo mese pregheremo in modo particolare per coloro che non hanno fede e si trovano spiazzati davanti alla malattia e alla morte; pregheremo per coloro che non pregano: nei momenti di prova siano sostenuti ugualmente dalla grazia e dalla forza di Dio e di nostro Signore Gesù Cristo che è morto e risorto per essere il Dio-con-noi.
Con affetto vostro

don Remigio

"niente paura"


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