Molte persone sono rimaste sorprese dalle dimissioni del Papa, accolte da alcuni con "simpatia", da altri con "ritrosa".
Personalmente sono stato estremamente felice di una simile decisione.
Ho visto nella scelta del Papa un gesto di grande umiltà e coraggio.
UMILTA' nel riconoscere i limiti fi sici, e quindi l'incapacità di vivere il ministero "petrino" con la forza e la vivacità richieste ai nostri giorni. Cinquant'anni fa non si sarebbe posto il problema. A quei tempi il Papa rimaneva in Vaticano stabilmente o quasi; si limitava a celebrare liturgie solenni, a preparare e pronunciare discorsi e omelie, ad accogliere pellegrini, personalità ecclesiastiche e civili, ecc.
Oggi il Papa sente che è un dovere andare in tutto il mondo, come aveva ordinato Gesù agli apostoli. Avverte che anche le nazioni lontane hanno il diritto di incontrarlo, di avvicinarlo, di ascoltare le sue parole che, forse uniche al mondo, si fanno portavoce dei desideri profondi e universali di verità, di giustizia, di carità, di rispetto della dignità di ogni singola persona, di ricerca del bene comune ... Ho visto l'umiltà nel rinunciare liberamente ad un potere grande che nessuno poteva togliergli. Gli altri poteri "umani" sono a termine; vengono spesso raggiunti per smania di carrierismo; non per il bene degli altri ma per tornaconto personale.
CORAGGIO nell'accettare, prima ancora che arrivino o possano arrivare (mentre scrivo c'è solo qualche piccola "invenzione" giornalistica), eventuali e inevitabili critiche.
Vi ho letto anche un grande insegnamento per ciascuno di noi.
Ho visto un INSEGNAMENTO per ciascuno di noi.
In che senso e in quale direzione? Anzitutto nell'umiltà, anche da parte nostra, di riconoscersi deboli fisicamente, psicologicamente ... L'umiltà di prendere atto di non essere in grado di svolgere un determinato compito, di avere un temperamento che non facilita dialogo e collaborazione ma mira a sottomettere gli altri. L'umiltà di riconoscere che spesso la parola servizio maschera ben altri sentimenti e obiettivi: mettersi in mostra, esercitare una sia pur minima porzione di potere, fare preferenze di persone in base al loro ceto sociale, alla convenienza, ad un ritorno o economico o di immagine ... E poi il coraggio di pensare di non essere indispensabili e di fare un passo indietro.
Il coraggio e la sapienza di pensare e di decidere che si può servire la chiesa e il mondo anche nel silenzio, nel nascondimento di una vita di preghiera e di meditazione; che a volte si può aiutare di più tirandosi da parte che non pensando e presumendo che: "senza di me ...".
Grazie, Papa Benedetto, per l'esempio che ci hai dato.
Grazie per le decisoni gravi e importanti che hai preso in questi quasi otto anni di ministero.
Grazie per la tua umiltà, per la tua rinuncia al potere.
Prega per noi perché possiamo imitarti nelle piccole o grandi scelte quotidiane riconoscendo, prima, e accettando, poi, qualsiasi forma di limite che non diminuisce la nostra dignità personale e che, anzi, la rende ancora più grande perché non ci trova legati a nessuna pretesa, a nessun diritto, a nessun desiderio di "contare", ma ci rende liberi dalle varie forme di potere, successo e possesso: tentazioni che mai vengono meno e che sempre più minacciano il vivere ecclesiale e sociale.


Con l'affetto vostro Don Remigio


"Per un pugno di dollari"


Cittadella ascolta


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