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4 aprile 2014

Nato a Chioggia il 19 marzo 1964 è un giornalista e scrittore cattolico. Si è laureato in lettere classiche all'Università di Padova. Ha collaborato con la rivista Il Sabato. Dopo 15 anni passati a Il Giornale, dal marzo 2011 è vaticanista de La Stampa e collabora con altre testate giornalistiche e con il mensile cattolico Il Timone. Ha anche un blog molto visitato, "Sacri palazzi". Scrive sul sito "Vatican Insider". Tra le sue opere figurano numerosi saggi riguardanti la Chiesa contemporanea. È sposato e ha tre figli.


Nel dicembre 2010 ha fondato il quotidiano in rete La Bussola Quotidiana che ha diretto fino al marzo 2011.
Fra i tanti temi affrontati, si è occupato, in particolare, della difesa dei comportamenti di Pio XII durante la Shoah e del problema del mito e della storicità di Gesù.
Di recente pubblicazione il suo libro "I Fioretti di Papa Francesco". L'autore – che ha conosciuto il cardinale Bergoglio prima dell'elezione – raccoglie in questo libro aneddoti, episodi, piccole e grandi storie di vita quotidiana del pontefice molte delle quali inedite.
Ha curato il libro "Francesco Il Papa della gente" edizioni La Stampa-Vatican Insider.

 

Intervista di Andrea Tornielli a Papa Francesco
Casa Santa Marta, martedì 10 dicembre, ore 12.50
(pubblicato in Vatican Insider – 15 dicembre 2013)

 

Che cosa significa per lei il Natale?

"È l'incontro con Gesù. Dio ha sempre cercato il suo popolo, lo ha condotto, lo ha custodito, ha promesso di essergli sempre vicino. Nel Libro del Deuteronomio leggiamo che Dio cammina con noi, ci conduce per mano come un papà fa con il figlio. Questo è bello. Il Natale è l'incontro di Dio con il suo popolo. Ed è anche una consolazione, un mistero di consolazione".

Che cosa dice il Natale all'uomo di oggi?

"Ci parla della tenerezza e della speranza. Dio incontrandoci ci dice due cose. La prima è: abbiate speranza. Dio apre sempre le porte, mai le chiude. È il papà che ci apre le porte. Secondo: non abbiate paura della tenerezza...Ho paura quando i cristiani perdono la speranza e la capacità di abbracciare e accarezzare. Forse per questo, guardando al futuro, parlo spesso dei bambini e degli anziani, cioè dei più indifesi. Nella mia vita di prete, andando in parrocchia, ho sempre cercato di trasmettere questa tenerezza soprattutto ai bambini e agli anziani. Mi fa bene, e mi fa pensare alla tenerezza che Dio ha per noi".

Lei ha incontrato più volte i bambini gravemente ammalati. Che cosa può dire davanti a questa sofferenza innocente? "

...Mi viene questa immagine: a un certo punto della sua vita il bambino si "sveglia", non capisce molte cose, si sente minacciato, comincia a fare domande al papà o alla mamma. È l'età dei "perché". Ma quando il figlio domanda, poi non ascolta tutto ciò che hai da dire, ti incalza subito con nuovi "perché?". Quello che cerca, più della spiegazione, è lo sguardo del papà che dà sicurezza. Davanti a un bambino sofferente, l'unica preghiera che a me viene è la preghiera del perché. Signore perché? Lui non mi spiega niente. Ma sento che mi guarda. E così posso dire: Tu sai il perché, io non lo so e Tu non me lo dici, ma mi guardi e io mi fido di Te, Signore, mi fido del tuo sguardo».

Un anno fa poteva immaginare che il Natale 2013 lo avrebbe celebrato in San Pietro?

"Assolutamente no".

Modera: Dott.ssa SARA MELCHIORI, Direttore Ufficio Stampa Diocesi di Padova

 

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