Frasi di don Luigi sul Triduo Pasquale Certamente il momento che stiamo vivendo è, liturgicamente parlando, uno dei più alti dell”anno liturgico: è l”Ultima Cena.
Ci siamo preparati attraverso la quaresima a questi grandi giorni del triduo pasquale, e il triduo pasquale inizia proprio con questa celebrazione.

“ ….Si parla di un “sacrificio”: è il sacrificio di Gesù che si realizza, che si perpetua attraverso il mistero eucaristico; si parla di un “convito”, e noi siamo chiamati questa sera ad un convito: riceveremo il Corpo e il Sangue del Signore attraverso il segno del pane e del vino consacrati. Si parla di un convito “nunziale” perché il Signore si è donato alla sua Chiesa donando ad essa la sua stessa persona: siamo qui a celebrare in maniera mistica le nozze di Cristo con la sua Chiesa”.
Dobbiamo anche ricordare che, accanto l’Eucaristia, il Signore ha istituito quell’altro sacramento che si chiama l’Ordine sacro.
Il Signore ha voluto che l’Eucaristia venisse celebrata da alcune persone, che in suo nome, con la sua “autorità e con la forza dello Spirito Santo loro dato, ripetessero quel gesto mirabile: sono i presbiteri.
Non possiamo passare sotto silenzio questa giornata del giovedì santo, senza ricordare il grande dono alla Chiesa dell’Ordine sacro, dei nostri sacerdoti”.
“Pensando che oggi è la festa del nostro sacerdozio, pensando che Gesù ci ha chiamati personalmente, ci sentiamo veramente commossi, e non solo adesso.
Pensando che il Signore ha chiamato me, ha voluto proprio me, ha chiamato me a svolgere una missione tutta particolare nella Chiesa di Dio a favore del suo popolo santo, c’è veramente da commuoversi.
Noi sacerdoti ringraziamo il Signore del dono che ci ha fatto , di spendere la vita per la comunità cristiana”.
“La “risurrezione” significa che una vita, una esistenza nuova viene data alla stessa persona di prima. La stessa persona: l’anima, il corpo, la persona come tale viene ad assumere una esistenza rinnovata, una esistenza che ha l’esperienza stessa dello spirito, ha certe qualità che la corporeità di prima non aveva”.
“Quando noi diciamo che crediamo alla risurrezione della carne, vogliamo dire questo: questa nostra carne mortale, in una maniera oggi indescrivibile, perché non ne abbiamo fatto ancora esperienza, avrà una vita nuova e il nostro rapporto tra noi e con Dio avverrà anche attraverso questo nostro corpo, che, quindi, non è destinato al fallimento, alla distruzione, ma alla risurrezione”.

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