È il titolo che la nostra Diocesi ha dato agli Orientamenti Pastorali per i prossimi mesi.
Siamo invitati ad allargare lo sguardo, a non rimanere fermi nelle nostre posizioni, a guardare con attenzione ogni persona, cercando di cogliere gli aspetti positivi, il bene che certamente è presente in ciascuno.
Cercheremo di cogliere il bene che c'è in famiglia, nella comunità cristiana, in tutti i gruppi e le associazioni che la compongono; il bene che viene fatto a livello sociale, senza pregiudizi e precomprensioni.
Oltre che allargare lo sguardo sarà necessario esercitare l'arte dell'ascolto.


Il mese di ottobre è caratterizzato dalla giornata missionaria mondiale: occasione non solo per condividere parte dei nostri beni materiali con chi è "in prima linea", ma per prendere coscienza dell'impegno missionario inscritto nella natura, nel DNA di ogni cristiano.
Se non annuncio il vangelo, non posso chiamarmi cristiano.
E come posso annunciarlo se non lo leggo, non lo medito, non lo prego, non lo faccio diventare il tesoro assoluto della mia vita? E come posso annunciarlo se la maggior parte del tempo libero lo dedichi a riviste poco o per nulla formative, a spettacoli tra l'insignificante e il dannoso? Ascoltare è, poi, un atteggiamento che, se attuato nella vita spirituale, favorisce anche la comunicazione con le persone. Dovrebbe essere "logico" che chi medita assiduamente la Parola sia più capace di prestare attenzione al marito, alla moglie, ai figli, ai genitori, agli amici, ai bisognosi.
E se qualcuno dicesse che medita la Parola ma poi non vivesse l'ascolto in profondità e con naturalezza, significherebbe che durante la sua "meditazione" è ancora egocentrato, che legge in rapporto a se stesso, senza rispettare il testo, senza approfondirlo e senza applicarlo alla sua vita.
Chi allarga lo sguardo e sa mettersi in ascolto, arriva a coltivare uno stato d'animo particolare: quello di chi ormai non sa più separare la propria salvezza dalla ricerca di quella altrui; in altre parole lo stato d'animo di chi non si accontenta di salvarsi l'anima, ma "si occupa" (senza preoccuparsi) anche della maturazione nella fede da parte di coloro con i quali trascorre buona parte del suo tempo.
Penso alla famiglia, lavoro, alla scuola, ai vari ambienti frequentati, consapevoli che i laici (cioè i cristiani battezzati che non sono preti) hanno proprio il compito di annunciare il vangelo là dove la parola e la voce dei sacerdoti e della "Chiesa" non possono arrivare se non per mezzo loro.
Allora: buon ottobre missionario! Allarghiamo lo sguardo, impariamo l'arte dell'ascolto e coltiviamo il coraggio dell'annuncio!

 

Il vostro Don Remigio

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