Padre Giovanni Didoné, alla vigilia del 50esimo anniversario del suo martirio, nella testimonianza di un confratello in Congo

Giovanni didone

 

In ricordo di padre Giovanni Didoné, nel 50esimo anniversario del suo martirio, il 28 novembre, alle 20.30, si vivrà a Ca' Onorai una veglia di preghiera e di ringraziamento.

Di seguito la testimonianza di un suo confratello, padre Franco Bordignon:

Una jeep scoperta, carica di ribelli eccitati, entra rabbiosa nel cortile della Missione.
Il comandante, gli occhi inebriati di sangue dei due missionari che aveva appena ucciso nella missione vicina, urla minaccioso: "Muzungu toka nje" (Bianco vieni fuori)"

Padre Giovanni Didoné, in veste talare bianca, esce dalla piccola casa in legno. Una pallottola lo colpisce in piena fronte. Cade. Il sangue abbondante irrora il suolo e i fiori circostanti. Il martirio è compiuto.

Erano le ore 18 del lontano 28 novembre 1964, sull'altopiano di Fizi all'Est del Congo.

Padre Giovanni Didoné era in Missione solo da 5 anni. Un periodo breve ma fecondo di parole e di opere che hanno seminato speranza e gioia fra un popolo da decenni curvo sotto il peso della violenza e della sofferenza.
Missionario Saveriano, 34 anni, P. Giovanni martire per essere rimasto sul fronte della missione per annunciare la pace.
Da mesi la furia dei ribelli mulelisti-maoisti si accaniva contro i missionari e missionarie. In pochi mesi 171 sono selvaggiamente abbattuti sotto l'odio anti-religioso di quelle orde assetate di sangue. Oltre 10.000 i cristiani congolesi.
La presenza di Padre Giovanni Didoné fra la gente sull'altopiano di Fizi ha irradiato speranza, conforto, coraggio, gioia di vivere quando tutti prevedevano il peggio e gli europei rientravano in patria.
Venti giorni prima del martirio, Padre Giovanni scriveva ai suoi cristiani dei villaggi più lontani: "Vi scrivo per infondervi speranza per i giorni futuri. Siate uomini in piedi! Vi raccomando. Non perdete il vostro coraggio. Dio è là presente in mezzo a voi. Questo è il momento della prova nella quale testimoniamo la nostra fede e amore per Dio. Vedete, noi padri siamo rimasti qui a Fizi.
Non pensate che i Padri fuggiranno per rientrare in Italia. Piuttosto di abbandonarvi e rientrare in Italia preferiamo morire nell Missione dove siamo stati inviati in mezzo a voi."
Come se sentisse che i suoi giorni erano contati e che il Signore gli chiedeva il sacrificio estremo, scriveva quale giorno dopo: "Non sono ancora martire, anche se la speranza c'è. Ma ho paura che un dono così grande non mi sia concesso".
Nell'omelia della sua messa a Ca' Onorai, nel novembre 1958. Padre Giovanni chiedeva "allo Spirito Santo il dono del martirio, il più grande dei doni di Dio". Il Signore l'ha esaudito.
Sul terreno irrorato dal sangue di Padre Giovanni è spuntato da solo un albero con i fiori rossi: "le stelle di Natale" come li chiamano qui in Congo.
Natale: Dio scende in mezzo all'umanità divisa e dilaniata per annunciare pace e gioia a coloro che l'annunciano.
L'albero delle "stelle di Natale" è sempre lì con i suoi fiori rossi, da 50 anni. Ogni anno annunciano il Natale che viene. Annunciano che il Padre Govanni Didoné è sempre con noi, vivo nella memoria e nella vita. Il sangue non è stato versato inutilmente. E' sorgente continua di vita nuova.

Padre Franco Bordignon
Missionario Saveriano cittadellese in Congo


"niente paura"


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