Domenica 20 novembre, festa di CRISTO RE dell’universo, si concluderà il Giubileo della misericordia. Al di là di quanti hanno capito e vissuto questo anno straordinario, è importante pensare che con quella domenica non finisce tutto. Anzi! Nella “Bolla di indizione” del Giubileo (Misericordiae vultus) Papa Francesco scriveva (al n. 5): “Come desidero che gli anni a venire siano intrisi di misericordia per andare incontro ad ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio! A tutti, credenti e lontani, possa giungere il balsamo della misericordia come segno del Regno di Dio già presente in mezzo a noi”.
Una misericordia che non potrà non tenere conto delle quattordici opere (corporali e spirituali) che già ho presentato nel bollettino di agosto-settembre. Una misericordia che non può fermarsi solamente a qualche piccolo gesto che mette a posto la coscienza, ma che deve esprimersi quotidianamente in tutte le sue dimensioni e caratteristiche. Vorrei legare due parole, misericordia e sobrietà, prendendo spunto ancora una volta dalle parole del Papa.
Nella Enciclica Laudato si’ Egli invita a vivere la sobrietà dicendo: “La sobrietà, vissuta con libertà e consapevolezza, è liberante. Non è meno vita, non è bassa intensità, ma tutto il contrario. Infatti quelli che gustano di più e vivono meglio ogni momento sono coloro che smettono di beccare qua e là, cercando sempre quello che non hanno, e sperimentano ciò che significa apprezzare ogni persona ed ogni cosa, imparano a familiarizzare con le realtà più semplici e ne sanno godere. In questo modo riescono a ridurre i bisogni insoddisfatti e diminuiscono la stanchezza e l’ansia. Si può aver bisogno di poco e vivere molto, soprattutto quando si è capaci di dare spazio ad altri piaceri e si trova soddisfazione negli incontri fraterni, nel servizio, nel mettere a frutto i propri carismi, nella musica e nell’arte, nel contatto con la natura, nella preghiera. La felicità richiede di saper limitare alcune necessità che ci stordiscono, restando così disponibili per le molteplici possibilità che offre la vita”.
(dalla Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco n. 233) Sostenuto da queste espressioni desidero lanciare una provocazione, una sfida, un invito a quanti celebrano matrimoni, battesimi, prime comunioni, cresime ecc. Ci sarà qualcuno che saprà sottrarsi alla spirale del consumismo, che cercherà di staccarsi dalla cultura dello scarto (come la chiama Papa Francesco)? Quanto spreco in queste occasioni! Ma allora è proibito festeggiare? Assolutamente no. È proibito avere tanti piatti serviti che poi finiscono mezzi pieni nei bidoni dell’umido. È proibito diventare obesi (se non per malattia), quando milioni di persone continuano a morire di fame. È proibito pensare che ai problemi della fame nel mondo ci devono pensare i potenti.
Perché non fare la scelta di un buffet, sia pure nutrito, durante il quale ognuno prende quanto basta e non viene sprecato nulla e quanto rimane può essere consumato? «Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore». (Papa Francesco MV 15).
Chi ha orecchi e occhi per intendere, intenda.

Con affetto vostro don Remigio
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