Abbiamo iniziato da poco il nuovo anno liturgico con il tempo di Avvento che ci prepara non tanto a ricordare che Gesù è sceso in mezzo a noi per salvarci, quanto ad accoglierlo sempre più, invitandolo a fermarsi a casa nostra. E la nostra casa è tutta l’umanità; meglio ancora è la mia, la tua persona.
Una volta incontrato Gesù saremo capaci, come i pastori e i magi, ad annunciare la sua presenza a tutti coloro che incontriamo? Vorremmo ripetere, con S. Paolo: “Annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!” (1 Cor 9,16).
Papa Francesco ha detto: “Il segno concreto che abbiamo davvero incontrato Gesù è la gioia che proviamo nel comunicarlo anche agli altri. Leggendo il Vangelo vediamo che questa è stata l’esperienza dei primi discepoli: dopo il primo incontro con Gesù, Andrea andò a dirlo subito a suo fratello Pietro (cfr Gv 1,40-42), e la stessa cosa fece Filippo con Natanaele (cfr Gv 1,45-46). Incontrare Gesù equivale a incontrarsi con il suo amore. Questo amore ci trasforma e ci rende capaci di trasmettere ad altri la forza che ci dona. In qualche modo potremmo dire che dal giorno del Battesimo viene dato a ciascuno di noi un nuovo nome in aggiunta a quello che già danno mamma e papà, e questo nome è “Cristoforo”: tutti siamo “Cristofori”. Cosa significa? “Portatori di Cristo”. È il nome del nostro atteggiamento, un atteggiamento di portatori della gioia di Cristo, della misericordia di Cristo. Ogni cristiano è un “Cristoforo”, cioè un portatore di Cristo!” (30-01-2016).
Portare Cristo! Lo facciamo? A chi? Quando? Dove? Con gioia? Con fatica? Siamo consapevoli di questo “compito” o pensiamo che sia riservato solamente ad alcuni (preti, suore, catechisti, animatori)? Questo tempo di Avvento e Natale ci aiuti ad avvicinarci a Colui che ha “squarciato i cieli” (Cf Is 63,19 “Se tu squarciassi i cieli e scendessi ...”) e si è fatto vicino a ciascuno di noi, è diventato il buon pastore che ci chiama per nome, che cammina con noi, che ci conduce fuori dalle nostre chiusure, dai “recinti” della pigrizia, della indifferenza, della paura ... Buon Natale carissimi “Cristofori”! Con affetto

vostro don Remigio
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