Desidero riprendere quanto ho detto e scritto altre volte, dal momento che sembra non sia servito per niente.
Nella preghiera Eucaristica terza chiediamo al Padre che ci doni la pienezza dello Spirito Santo per diventare in Cristo “un solo corpo e un solo spirito”.
Un modo per vivere questa “unità e comunione” è anche quella di diventare anche una voce sola, durante la celebrazione della Messa. Tutti i presenti, tanti o pochi, dovrebbero manifestare, così, il desiderio e l’impegno di rispondere e cantare senza correre, insieme, non uno prima e uno dopo. Un po’ come un coro che canta a una voce e che segue la direzione del maestro.

Qualcuno avrà certamente ascoltato sabato 21 gennaio I CRODAIOLI di Bepi De Marzi cantare in maniera splendida anche a una sola voce.
Provate ad ascoltarvi, mentre rispondete al celebrante, mentre recitate il gloria o il credo o il padre nostro…, e verificate quante velocità ci sono, quante persone sono “fuori coro”, o in anticipo o in ritardo o mute. Perché? I motivi sono tanti. Potrebbe essere che non ci sentiamo ancora famiglia; che non siamo coinvolti affettivamente con gli altri membri dell’assemblea; che non siamo abituati a “camminare” insieme; che la Messa sembra ancora essere qualcosa di personale, anzi di “privato”, anche nei posti occupati, distanti gli uni dagli altri.
L’assemblea che si ritrova a celebrare l’Eucaristia durante la settimana o alla domenica dovrebbe diventare sempre più capace di pulsare all’unisono, di esprimere ad una sola voce gli atteggiamenti di lode, di supplica, di adorazione, di richiesta di perdono; dovrebbe manifestare chiaramente il cambiamento che produce in noi la grazia di Dio.
Forse è opportuno porci qualche domanda: quando vado in chiesa mi sento e desidero essere fratello e sorella di quanti incontrerò? mi preoccupo di favorire un clima di famiglia, di accogliere e di essere accolto come un membro vivo e partecipe di essa? mi impegno a rispondere nel dialogo con il celebrante o sono muto, distratto, superficiale, disinteressato? quali sentimenti e atteggiamenti provo e coltivo mentre prego il Padre nostro, mentre dò e ricevo la pace, mentre faccio la comunione? quando ricevo l’Eucaristia mi sento inserito in un “corpo spirituale”, mi sento membro di una comunità? Ciascuno può continuare a chiedersi il significato della Messa, i frutti che ne ricava per sé e per la sua famiglia, per la comunità e per le sue attività; a chiedersi se il suo apporto è da vero figlio di Dio e fratello-sorella o è la presenza di un estraneo o di un “isolato”.
Il mio augurio e la mia preghiera è che ogni nostro incontro in chiesa, ogni Eucaristia celebrata faccia crescere in ciascuno e in tutti la consapevolezza dei legami spirituali che abbiamo per il Battesimo e che siamo impegnati a vivere e far crescere con la grazia del Signore e con il nostro impegno.


Con affetto vostro don Remigio

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