Con il mese di maggio si conclude il percorso annuale di Iniziazione Cristiana dei bambini e dei ragazzi delle elementari (con i loro genitori).
In particolare i ragazzi di quinta, che hanno ricevuto i Sacramenti della Confermazione e dell’Eucaristia il sabato santo o la domenica 23 aprile, si recheranno a Monte Berico sabato 13 maggio e in casa alpina (rifugio Coston) domenica 28 maggio. E i ragazzi di quarta terranno il loro ultimo incontro (con i genitori) domenica 7 maggio, sempre in casa alpina.

Sono giornate importanti che vedono assieme famiglie riunite per vivere il giorno del Signore in modo pieno: riflessione, pranzo, festa, gioco, preghiera, Messa, contatto con la natura, lode a Dio per i momenti belli vissuti durante l’anno e per il cammino compiuto insieme.
Non tutti aderiscono? Pazienza. A volte occorre anche “osare”, chiedere un po’ di più.
Tante famiglie alla domenica si prendono una pausa per andare al mare o in montagna o in altri luoghi. Perché non approfittare di queste occasioni per “aggiungere” anche qualcosa di spirituale alla propria vita? Il sabato santo abbiamo celebrato i sacramenti della Cresima e Comunione per 17 ragazzi.
Qualcuno non ha gradito questa scelta (indicata dalla diocesi), sentendosi privato del senso della solenne veglia pasquale.
Cerco di difendere la scelta della diocesi: la celebrazione della Pasqua nella “madre di tutte le veglie” non dovrebbe limitarsi a pensare che Gesù ha vinto la morte con la sua risurrezione. Occorre andare oltre e pensare ai DONI della Pasqua, cioè ai sacramenti che hanno reso possibile il nostro inserimento in Cristo e nella Chiesa con il Battesimo; il nostro essere rafforzati dallo Spirito con la Confermazione; e il nostro entrare in comunione con il Risorto e tutti i credenti mediante l’Eucaristia.
Dopo la morte, Gesù è stato trafitto da un soldato al fianco e sono usciti sangue ed acqua, simboli dell’Eucaristia e del Battesimo. Ma se Gesù non fosse risorto, quel sangue e quell’acqua sarebbero rimasti dei piccoli segni di uno dei tanti martiri. E la cena pasquale sarebbe rimasta un dolce-triste ricordo. È la Risurrezione che li ha fatti diventare sacramenti.
Se comprendiamo questo, la presenza di un gruppo di ragazzi (anche se sarebbe meglio di adulti) nella veglia pasquale non solo non dovrebbe disturbare, ma addirittura aumentare la gioia dell’incontro con il Risorto e far nascere sentimenti di gratitudine per l’ingresso di nuovi fratelli nella comunità con i doni che Cristo ha voluto lasciare alla sua Chiesa perché celebri nei secoli la sua vittoria sul peccato e sulla morte; perché li rafforzi in modo da vincere la violenza, l’ingiustizia…; perché li renda capaci di vivere nella maniera più intensa la fraternità che unisce tutti i figli di Dio.
Mi rendo conto che non è facile passare dai sacramenti preparati e celebrati uno alla volta con solennità, ma senza la partecipazione della comunità, a una celebrazione in cui sono presenti i più sensibili della comunità cristiana, coloro che non hanno paura di “perdere” un paio d’ore il sabato sera per vivere la Pasqua di Cristo e condividere la gioia e la gratitudine per i doni offerti a un piccolo gruppo di ragazzi o adulti che, a loro volta, hanno accettato di inserirsi nella comunità e di rinunciare alla festa immediata (e così è stato per loro e per le loro famiglie, fino al punto di provare più volte sentimenti di commozione e di gioia intensa).
E allora? Continuate a venire alla veglia pasquale e condividete, anche se costerà un po’ di “fatica mentale”, la gioia di fratelli più piccoli che ricevono i doni più grandi del Risorto.
E chiediamo a Maria, che in questo mese veneriamo in modo particolare presso i capitelli o nelle famiglie, di accompagnarci nel nostro cammino di persone, di famiglie e di comunità.


Con affetto, vostro don Remigio

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