L’evento della morte-risurrezione di Gesù ha cambiato il corso della storia; non posso non chiedermi se abbia cambiato radicalmente anche il nostro modo di vivere.
Il fatto che Gesù sia nato, sia morto e sia risorto mette in risalto l’armonia che esiste nel cristianesimo: l’equilibrio tra corpo e anima. S. Paolo parlerebbe addirittura di armonia e di equilibrio tra corpo, anima e psiche.
Guardando alla vita di Gesù possiamo constatare con immensa gioia e gratitudine che Egli non ha eliminato queste tre componenti della persona umana: ha curato e guarito i corpi; ha parlato alle anime, invitando singoli e folle alla preghiera, ad un rapporto con Dio che fosse allo stesso tempo sereno ed intenso, personale e comunitario; è entrato in dialogo con le singole persone, consentendo loro di accedere alla propria interiorità, di fare luce in se stesse, di riacquistare fiducia.
Ha raccontato parabole che di volta in volta sottolineavano una componente della persona. Così quella del buon samaritano (ad una prima e ineludibile lettura) mette in luce la cura del corpo; quella del padre misericordioso sottolinea l’importanza delle decisioni, delle intenzioni, dell’anima, ma anche delle relazioni; quella del ricco epulone fa pensare in modo particolare alle relazioni tra poveri e ricchi, tra singoli e popoli ricchi e singoli e popoli poveri.
Alla luce di ciò chi è dunque il cristiano? È l’uomo che nella sua vita quotidiana sa mettere insieme con equilibrio tutti questi aspetti, non ne radicalizza nemmeno uno: non enfatizza la preghiera a scapito delle opere di misericordia; non si butta a lavorare per gli altri dimenticandosi di Dio; e nemmeno prega e si dà da fare trascurando le buone relazioni, anche con se stesso, perché è consapevole che deve imparare ad amarsi come presupposto per un amore vero e duraturo verso gli altri: ama il prossimo tuo come te stesso.
Cristo morto e risorto ci richiama a questa armonia.
Gesù è morto per riconciliare gli uomini con Dio Padre e tra di loro.
È morto perché avessimo la vita e l’avessimo in abbondanza.
È risorto per aiutarci a superare l’estrema paura del dissolvimento del nostro essere nel nulla, dandoci la serena certezza che dove è Lui, nostro capo, saremo anche noi uniti nella gioia e nella gloria eterna.
È risorto perché abbiamo cura e rispetto del corpo destinato alla risurrezione; ma anche perché rivolgiamo il pensiero alle cose di lassù e non soltanto o soprattutto ai beni materiali, a quello che riguarda la vita fisica.
È risorto perché non cediamo mai alla tentazione di pensare o di dire: non c’è più nulla da fare.
Il discepolo del Risorto è pieno di speranza e coraggio, di fiducia e di iniziativa.
Non smette mai di confidare nel suo Signore e di condividere il suo progetto di salvezza per ogni persona e per tutta la persona.
Tutto questo vi auguro con l’affetto e la preoccupazione di chi sente l’impegno e la responsabilità di guidare tante persone verso il vero e unico bene: Cristo nostro Redentore.


Buona Pasqua

vostro  don Remigio

"niente paura"


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