È di questi giorni la notizia che un prete novello, DON ANGELO PASSAROTTO, arriverà nella nostra parrocchia come collaboratore al posto di don Michele, chiamato nell’unità pastorale di Codevigo. Abbiamo vissuto questo periodo preoccupati e quasi rassegnati a restare solo in due a far fronte alle crescenti necessità pastorali. Per questo siamo riconoscenti al Vescovo e al Vicario Generale che hanno accolto le nostre accorate e motivate richieste.
L’arrivo di don Angelo (che farà il suo ingresso ufficiale domenica 21 settembre) non esime certo i laici dalla partecipazione sempre più generosa alla vita della comunità nei suoi vari ambiti, ma dà maggiore serenità a noi preti nel rispondere agli impegni specifici del ministero sacerdotale. Salvo eventi eccezionali, e attualmente non prevedibili, don Angelo sarà probabilmente l’ultimo prete a formare una “terna” nella nostra comunità. Nei prossimi anni dovremo perciò “lavorare” ancor più per valorizzare i laici e per maturare una comunità che sappia non solo chiedere, ma anche, e soprattutto, dare; fatta di persone che non esigono per sé più di quanto può essere dato, che non chiedono privilegi, ma sanno tenere presenti le necessità di tutti. Poiché nessuno ha il dono di leggere nel pensiero e nemmeno quello della bilocazione, invito, solo per fare un esempio, a rendere note situazioni di malattia, per poter essere presenti nelle case o in ospedale; ad informare sia dei ricoveri sia delle dimissioni; invito a non esigere che gli ammalati e gli anziani siano visitati esclusivamente da cappellani e parroco. Qualcuno ogni tanto ci dice: “lavorate troppo”. Ma raramente dimostra la disponibilità a vedere diminuito il “servizio” resogli. Penso ai missionari, anche agli ultimi tornati quest’estate. Lavorano molto, ma con maggiore serenità. Fanno quello che possono e nessuno chiede loro di più. Da noi sono mille le richieste e se non arriviamo a soddisfarle tutte o nei tempi desiderati sorge il malcontento. La mentalità della “delega” sta avendo il sopravvento: si delega alla scuola, alla parrocchia, al patronato, agli altri, ma non sempre si è pronti a collaborare in prima persona perché tutti questi “luoghi” di formazione sappiano dare risposte adeguate. Dobbiamo impegnarci a passare da una visione prevalentemente individualistica ad una più responsabile e comunitaria. Chi pensa che come fa lui (o lei) sia il modo migliore o addirittura unico di “lavorare” non fa un buon servizio alla comunità e, alla fine, nemmeno a se stesso. Rigidità, superbia, presunzione, invidia non dovrebbero nemmeno sfiorare il cuore e la mente di un cristiano che si senta parte della Chiesa, tanto meno di chi è impegnato nella pastorale. Settembre è il mese del Seminario. Mese durante il quale siamo invitati a pregare per le vocazioni, a fare anche una offerta per le necessità di questo ambiente prezioso per la vita della Diocesi. Ma siamo invitati soprattutto a spianare ai ragazzi e ai giovani la via del sacerdozio, a rendere più facile la risposta ad una eventuale chiamata. Siamo invitati ad accogliere i sacerdoti con spirito di riconoscenza al Signore e di fraterna, generosa, cordiale, quotidiana collaborazione al loro ministero. Con affetto vostro

don Remigio
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