La Risurrezione segna l’evento centrale della nostra fede. Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede – scriverà Paolo ai Corinti (1 Cor 15,14).
Se Cristo non fosse risorto e se non dovessimo mettere Lui al centro della nostra vita, io non mi sarei fatto prete.
Accogliamo allora con totale e quotidiana disponibilità il Signore Gesù per vivere secondo gli insegnamenti che Lui e gli Aspotoli ci hanno offerto. (NB. Prendo ancora spunti da S. Paolo).

  1. Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù. . . rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra (Col 3,1-2). Naturalmente Paolo non intende invitare al disimpegno nei confronti delle cose di quaggiù, bensì a considerarle come beni “penultimi”, che vanno quindi sempre messi in secondo piano rispetto ai beni ultimi (vita eterna, paradiso, che si raggiungono attraverso una vita di preghiera e carità).
  2. State lieti nel Signore (Fil 3,1). La gioia è una conseguenza della Risurrezione. Pensiamo a quante volte gli evangelisti parlano di gioia presentando gli incontri con il Risorto.
  3. Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti. . . (Fil 4,4-6). Nel Signore. È Cristo la sorgente della nostra gioia. Niente e nessun altro. Qualcuno o qualcosa possono favorirla o ostacolarla, ma la gioia profonda e duratura ce l’ha solamente chi ha radicato la sua esistenza nel Signore. Allora diventa affabile. Allora non si angustia per nulla, per nessun motivo. Si impegna, prega, pensa, decide, programma, ma con sapienza e serenità. Ci invita a questo un altro passo di Paolo.
  4. Camminate nel Signore Gesù Cristo, come l’avete ricevuto, ben radicati e fondati in lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, abbondando nell’azione di grazie (Col 2,6-7). Sembra “strano” camminare nel Signore. Vuol dire semplicemente: imitatelo, fate vostri i suoi esempi e insegnamenti. Oppure anche: 5. Rivestitevi, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei confronti degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo della perfezione (Col 3,12-15). Qualche coppia ha scelto e sceglierà questi versetti per la celebrazione del loro matrimonio.
  5. Siamo certi che, se metteremo in pratica queste esortazioni, non ci sarebbero sofferenze causate dal nostro egoismo, dall’interesse, dalla mancanza di carità.
  6. La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loto tutto era comune (At 4,22-23). La vita nuova si manifesta nella capacità di condividere i propri beni materiali. Questo era il modo “forte” di testimoniare la risurrezione da parte dei primi cristiani.
  7. I due discepoli di Emmaus dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture? ». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone ». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane (Lc 24, 22-25).
    Abbiamo tante occasioni per ascoltare il Signore che ci parla, per sentirlo vicino nel nostro cammino, per continuare a riconoscerlo nello spezzare il pane e per avere la forza e il coraggio di annunciarlo con prontezza.

 


BUONA PASQUA, specie a chi è nella sofferenza o nel disagio per tanti motivi.


vostro don Remigio


"niente paura"


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