Questo concetto è esclusivo di S. Paolo, il quale più volte, nelle sue lettere, lo utilizza per farci comprendere come si deve vivere all’interno della Chiesa.
In una delle sue catechesi, durante l’anno Paolino, Benedetto XVI diceva: Al riguardo, occorre avere presente le due dimensioni di questo concetto.
Una è di carattere sociologico, secondo cui il corpo è costituito dai suoi componenti e non esisterebbe senza di essi. L’Apostolo osserva che nella Chiesa ci sono tante vocazioni: profeti, apostoli, maestri, persone semplici, tutti chiamati a vivere ogni giorno la carità, tutti necessari per costruire l’unità vivente di questo organismo spirituale. L’altra interpretazione fa riferimento al Corpo stesso di Cristo. Paolo sostiene che la Chiesa non è solo un organismo, ma diventa realmente corpo di Cristo nel sacramento dell’Eucaristia, dove tutti riceviamo il suo Corpo e diventiamo realmente suo Corpo. Si realizza così il mistero sponsale che tutti diventano un solo corpo e un solo spirito in Cristo. Così la realtà va molto oltre l’immagine sociologica, esprimendo la sua vera essenza profonda, cioè l’unità di tutti i battezzati in Cristo, considerati dall’Apostolo “uno” in Cristo, conformati al sacramento del suo Corpo.
Nella Lettera a Timoteo Paolo qualifica la Chiesa come “casa di Dio” (1 Tm 3,15); e questa è una definizione davvero originale, poiché si riferisce alla Chiesa come struttura comunitaria in cui si vivono calde relazioni interpersonali di carattere familiare. L’Apostolo ci aiuta a comprendere sempre più a fondo il mistero della Chiesa nelle sue diverse dimensioni di assemblea di Dio nel mondo. Questa è la grandezza della Chiesa e la grandezza della nostra chiamata: siamo tempio di Dio nel mondo, luogo dove Dio abita realmente, e siamo, al tempo stesso, comunità, famiglia di Dio, il Quale è carità. Come famiglia e casa di Dio dobbiamo realizzare nel mondo la carità di Dio e così essere, con la forza che viene dalla fede, luogo e segno della sua presenza. Preghiamo il Signore affinché ci conceda di essere sempre più la sua Chiesa, il suo Corpo, il luogo della presenza della sua carità in questo nostro mondo e nella nostra storia (Mercoledì, 15 ottobre 2008).
Riprendendo le tante iniziative e la vita dei gruppi che caratterizzano la pastorale ordinaria, cerchiamo di vivere questi due aspetti della Chiesa, mettendo a disposizione di tutto il Corpo di Cristo le nostre capacità, i doni ricevuti per il bene comune, tessendo, con umiltà e pazienza, relazioni calde che favoriscano in tutti la gioia dell’appartenenza e mostrino, a chi non crede o non pratica, la bellezza e la ricchezza di essere cristiani e di essere Chiesa.

Con affetto vostro don Remigio


"niente paura"


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