Natale solo (?) per i bianchi? Fosse vero!!!
Ma a una condizione: che tutti noi, bianchi, ci convertiamo realmente per accogliere, non in una mangiatoia o in un presepio, ma nella casa del nostro cuore e della nostra vita il Bambino Gesù, e poi corriamo per tutto il mondo ad annunciare la lieta novella che Egli è nato, morto e risorto per tutti, anche per chi ha la pelle diversa dalla nostra; anche per chi, pur essendo onesto e non trovando lavoro, non ha ancora il permesso di soggiorno (fermo restando che chi delinque deve essere fermato!). A condizione che mettiamo in pratica gli esempi e gli insegnamenti che questo Bambino farà da Grande: avevo fame, avevo sete, ero nudo, ero malato, ero in carcere, ero forestiero e mi avete nutrito, vestito, visitato, accolto. Se non faremo così, la festa del Natale ci sarà computata a condanna; il Signore la considererà una presa in giro. Gesù non si è fatto uomo per scherzo, non è morto per dividere.
Che bel Natale per i bianchi! Accogliere nel nostro cuore la PAROLA che pianta la sua tenda in mezzo a noi e ci invita ogni giorno a vivere da figli e da fratelli.
Siamo sconvolti e ci lamentiamo dei bollettini di guerra che quotidianamente appaiono su giornali e telegiornali: omicidi in famiglia, violenze e stupri tra compagni di scuola, violenza sulle donne, pirati della strada, spaccio di droga (ma la consumano quasi tutta gli italiani), commercio del sesso e delle prostitute (ma ci vanno padri e mariti, figli e fratelli italiani) [NB. Per eliminare l’offerta (droga, prostitute) basta eliminare la domanda (clienti!)], evasioni fiscali in paradisi “terrestri”, imbrogli di ogni genere.
Qualcuno dice che si spendono troppi soldi per gli stranieri (poveri). Ma ci siamo chiesti quanti soldi abbiamo risparmiato accogliendoli come lavoratori adulti (e sono centinaia di migliaia), arrivati tra noi senza aver fatto spendere una lira (o un euro) per la loro formazione?
Quanto è costato un italiano che inizia a lavorare a 19, 23, 25 . . . anni?
Allora mi chiedo: meritiamo, noi bianchi, di festeggiare il Natale? Gesù, con quello che ha fatto e che ha detto, ci interessa davvero, ci sta a cuore?
Cosa vuol dire “Buon Natale” per i tanti che si scambiano gli auguri il 25 dicembre? Allora fa bene a tutti ripensare ancora una volta, guidati da Papa Benedetto XVI, all’incontro di san Paolo con Gesù e alla sua riflessione riguardo a Colui che è sceso in mezzo a noi.
« L’Apostolo contempla affascinato il segreto nascosto del Crocifisso-risorto e attraverso le sofferenze sperimentate da Cristo nella sua umanità (dimensione terrena) risale a quell’esistenza eterna in cui Egli è tutt’uno col Padre (dimensione pre-temporale): “Quando venne la pienezza del tempo – egli scrive –, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4,4- 5). Queste due dimensioni, la preesistenza eterna presso il Padre e la discesa del Signore nella incarnazione, si annunciano già nell’Antico Testamento, nella figura della Sapienza.
[ ... ] Uno sviluppo ulteriore di questo ciclo sapienziale, che vede la Sapienza abbassarsi per poi essere esaltata nonostante il rifiuto, si ha nel famoso inno contenuto nella Lettera ai Filippesi (cfr 2,6-11). La struttura di questo testo può essere articolata in tre strofe, che illustrano i momenti principali del percorso compiuto dal Cristo.
La sua preesistenza è espressa dalle parole: “pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio” (v. 6); segue poi l’abbassamento volontario del Figlio nella seconda strofa: “svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo” (v. 7), fino a umiliare se stesso “facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce” (v. 8).
La terza strofa dell’inno annuncia la risposta del Padre all’umiliazione del Figlio: “Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome” (v. 9). Ciò che colpisce è il contrasto tra l’abbassamento radicale e la seguente glorificazione nella gloria di Dio. E’ evidente che questa seconda strofa è in contrasto con la pretesa di Adamo che da sé voleva farsi Dio, è in contrasto anche col gesto dei costruttori della torre di Babele che volevano da soli edificare il ponte verso il cielo e farsi loro stessi divinità. Ma questa iniziativa della superbia finì nella autodistruzione: non si arriva così al cielo, alla vera felicità, a Dio. Il gesto del Figlio di Dio è esattamente il contrario: non la superbia, ma l’umiltà, che è realizzazione dell’amore e l’amore è divino. L’iniziativa di abbassamento, di umiltà radicale di Cristo, con la quale contrasta la superbia umana, è realmente espressione dell’amore divino; ad essa segue quell’elevazione al cielo alla quale Dio ci attira con il suo amore ».

Umiltà e amore ci accompagnino nel tempo di Avvento-Natale, dando spazio anche alla meditazione, alla riflessione di quali scelte, molto concrete, farebbe oggi Gesù se fosse in mezzo a noi.
Non basta dire di essere cristiani, occorre esserlo e mostrarlo con le opere.
Non basta avere appesi crocifissi nelle case o nelle scuole, occorre vivere secondo lo stile di Gesù crocifisso.
Non basta fare l’albero di Natale, occorre accogliere Gesù ogni giorno nella nostra vita.
Facciamo spazio a questo Bambino, forse scomodo, ma comunque Salvatore di tutti.
Con affetto, tanti auguri di un vero Natale

vostro don Remigio

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.