Ametà febbraio saremo al culmine del carnevale. Poco dopo inizieremo la Quaresima, tempo favorevole per la nostra conversione.

Ripenso alla conversione di S. Paolo, che abbiamo ricordato nella liturgia del 25 gennaio.

Ripenso a quest’uomo che, da fiero persecutore della prima comunità cristiana, diventa il più grande apostolo.

Papa Benedetto XVI ha presentato così la sua conversione: « Abbiamo a questo proposito due tipi di fonti.

Il primo tipo, il più conosciuto, sono i racconti dovuti alla penna di Luca, che per ben tre volte narra l’evento negli Atti degli Apostoli (cfr 9,1-19; 22,3-21; 26,4-23). Il lettore medio è forse tentato di fermarsi troppo su alcuni dettagli, come la luce dal cielo, la caduta a terra, la voce che chiama, la nuova condizione di cecità, la guarigione come per la caduta di squame dagli occhi e il digiuno. Ma tutti questi dettagli si riferiscono al centro dell’avvenimento: il Cristo risorto appare come una luce splendida e parla a Saulo, trasforma il suo pensiero e la sua stessa vita. Lo splendore del Risorto lo rende cieco: appare così anche esteriormente ciò che era la sua realtà interiore, la sua cecità nei confronti della verità, della luce che è Cristo. E poi il suo definitivo “sì” a Cristo nel battesimo riapre di nuovo i suoi occhi, lo fa realmente vedere.


Nella Chiesa antica il battesimo era chiamato anche “illuminazione”, perché tale sacramento dà la luce, fa vedere realmente. Quanto così si indica teologicamente, in Paolo si realizza anche fisicamente: guarito dalla sua cecità interiore, vede bene. San Paolo, quindi, è stato trasformato non da un pensiero ma da un evento, dalla presenza irresistibile del Risorto, della quale mai potrà in seguito dubitare tanto era stata forte l’evidenza dell’evento, di questo incontro. Esso cambiò fondamentalmente la vita di Paolo; in questo senso si può e si deve parlare di una conversione [...].

Solo l’avvenimento, l’incontro forte con Cristo, è la chiave per capire che cosa era successo: morte e risurrezione, rinnovamento da parte di Colui che si era mostrato e aveva parlato con lui. In questo senso più profondo possiamo e dobbiamo parlare di conversione. Questo incontro è un reale rinnovamento che ha cambiato tutti i suoi parametri. Adesso può dire che ciò che prima era per lui essenziale e fondamentale, è diventato per lui “spazzatura”; non è più “guadagno”, ma perdita, perché ormai conta solo la vita in Cristo.

Non dobbiamo tuttavia pensare che Paolo sia stato così chiuso in un avvenimento cieco. È vero il contrario, perché il Cristo Risorto è la luce della verità, la luce di Dio stesso. Questo ha allargato il suo cuore, lo ha reso aperto a tutti. In questo momento non ha perso quanto c’era di bene e di vero nella sua vita, nella sua eredità, ma ha capito in modo nuovo la saggezza, la verità, la profondità della legge e dei profeti, se n’è riappropriato in modo nuovo. Nello stesso tempo, la sua ragione si è aperta alla saggezza dei pagani; essendosi aperto a Cristo con tutto il cuore, è divenuto capace di un dialogo ampio con tutti, è divenuto capace di farsi tutto a tutti. Così realmente poteva essere l’apostolo dei pagani.

Venendo ora a noi stessi, ci chiediamo che cosa vuol dire questo per noi? Vuol dire che anche per noi il cristianesimo non è una nuova filosofia o una nuova morale. Cristiani siamo soltanto se incontriamo Cristo. Certamente Egli non si mostra a noi in questo modo irresistibile, luminoso, come ha fatto con Paolo per farne l’apostolo di tutte le genti. Ma anche noi possiamo incontrare Cristo, nella lettura della Sacra Scrittura, nella preghiera, nella vita liturgica della Chiesa. Possiamo toccare il cuore di Cristo e sentire che Egli tocca il nostro. Solo in questa relazione personale con Cristo, solo in questo incontro con il Risorto diventiamo realmente cristiani. E così si apre la nostra ragione, si apre tutta la saggezza di Cristo e tutta la ricchezza della verità.

Quindi preghiamo il Signore perché ci illumini, perché ci doni nel nostro mondo l’incontro con la sua presenza: e così ci dia una fede vivace, un cuore aperto, una grande carità per tutti, capace di rinnovare il mondo» (Mercoledì, 3 settembre 2008).

La conversione di Saulo (Paolo) presuppone la risposta a due domande che Egli pone:

1) Chi sei, Signore?

2) Che cosa devo fare?

Alla prima corrisponde la risposta: Io sono Gesù Nazareno, che tu perseguiti. Potremmo continuare con altre risposte che Gesù, direttamente o indirettamente, aveva dato tramite i vangeli e che diventano anche suggerimenti, indicazioni precise sul che cosa fare. « Io sono la Via da percorrere, la Verità da conoscere e meditare, la Vita da amare e difendere, la Risurrezione che dà speranza alla tua sofferenza e alla tua morte. Io sono l’affamato che bussa alla tua porta; il lavoratore che passa otto ore nella tua azienda; lo straniero che tu accogli o non accogli; il malato-anziano di cui ti prendi cura o che lasci in balia di se stesso. Io sono colui che ti chiede perdono e aspetta un gesto o una parola di riconciliazione; sono la pecora smarrita che ha bisogno di essere cercata e portata sulle spalle con affetto e simpatia; sono un cristiano “tiepido” per il quale è fondamentale la preghiera di tutta una comunità.

Sono. . . ».

Ognuno continui a rispondere alle due domande. Sarà un modo prezioso e personalissimo di iniziare e vivere la quaresima. Sarà un modo per lasciare da parte i troppi “divertimenti” (dentro o fuori casa) che accecano la mente e induriscono il cuore.

Con affetto vostro


don Remigio

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