Capita talvolta ad un animatore di chiedersi: Ma chi me lo fa fare??? Chi me lo fa fare di “perdere tempo” per organizzare un campo scuola, chi me lo fa fare di rinunciare ad altre opportunità, a qualche giorno di relax, per trascorrere una settimana di “lavori forzati” in compagnia di un “branco di belve inferocite” ? Capita sì, ma chissà poi perché puntualmente quell’animatore si ritrova al posto di combattimento nel giorno e nell’ora stabilita! Sarà masochismo, autolesionismo? Mi si scusi l’ironia, ma credo sia meglio non prendersi troppo sul serio!!! Forse un animatore cerca qualcosa di più, vuole mettersi alla prova, tentare di superare gli ostacoli, vuole andare. . .

“OLTRE OGNI LIMITE”

Questo è il titolo del campo che abbiamo proposto ai giovanissimi del ‘94 e del ‘95. Abbiamo preso spunto da uno dei percorsi proposti dall’AC di Padova.

Abbiamo ovviamente tagliato e cucito qua e là per adattare il tema alla situazione concreta, al luogo, alle persone. Già perché un campo non lo fanno gli animatori a tavolino, tantomeno una commissione di esperti attorno ad una tavola rotonda: il campo lo fanno i ragazzi, il campo sono i ragazzi. Sono loro che con le loro reazioni e le loro passività, i loro entusiasmi e le loro apatie ci fanno capire se siamo sulla strada giusta per arrivare al loro cuore.

Detto in due parole, l’itinerario andava dal riconoscimento dei nostri limiti alla scoperta che Dio ci ama nonostante la nostra povertà e ci perdona incondizionatamente; solo con l’aiuto degli altri, però, si può imparare a riconoscere il grande dono che si nasconde dentro ognuno di noi e allora è necessario curare le nostre relazioni e trovare nuove strade per sanare le rotture che ci allontanano dalle persone che amiamo. Il sacramento della Riconciliazione vissuto alla fine dai ragazzi diventava così il punto di arrivo e contemporaneamente il punto di partenza per un nuovo viaggio, simbolicamente rappresentato dalla scalata fino al rifugio Galassi, che ha concluso il campo.

Questo il nostro progetto. Ma in che modo i ragazzi l’abbiano vissuto e cosa abbiano capito non possiamo saperlo veramente e forse non è nemmeno così importante! Quello che importa è che dentro di loro sia rimasta una traccia profonda di esperienze forti, che piccoli semi siano caduti sul fertile terreno della loro adolescenza e che col tempo possano maturare “frutti buoni”.

Quello che importa davvero è se attraverso il nostro impegno siamo riusciti a far fare loro un’esperienza di BENE.

Difficile se non impossibile stabilire se e in che misura abbiamo raggiunto il nostro obbiettivo.

Come fare a capire cosa si cela dietro la loro ostentata indifferenza e il loro costante brontolare. . .

A questo proposito mi torna in mente il meraviglioso brano del “Piccolo Principe” in cui si parla della rosa, capricciosa e vanitosa, ma amata più di ogni altra cosa al mondo. E ritornando alla domanda iniziale, se chiedeste a me “chi me lo fa fare di perdere tempo per loro”, risponderei che è proprio quel tempo donato a loro, inconsapevoli e spesso ingrati destinatari del mio amore, che li rende così importanti e che mi rende così felice!!! Un’animatrice

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