Come ogni estate iniziano i campi, esperienze in cui i ragazzi riescono a crescere, ad imparare, a costruire nuove amicizie, a donarsi. . . Il campo che è stato proposto quest’anno hai ragazzi di III superiore a Roma è stato diverso dagli altri proposti fino ad ora. È stato fatto con le mani! Questa esperienza li ha portati a donarsi ad altre persone.

Come nel passo del Vangelo dove Gesù con 5 pani e 2 pesci riesce a sfamare 5000 persone, così noi alle cucine popolari della Caritas di Roma in una trentina di volontari siamo riusciti per una settimana a sfamare dalle 400 alle 500 persone a sera e a sistemare l’ostello dove soggiornavano i nostri ospiti. L’aiuto di tutti è stato fondamentale: da chi ha pulito i vassoi, a quelli che distribuivano i pasti, da quelli che si fermavano a chiacchierare, a chi accoglieva gli ospiti all’esterno della mensa. Il nostro non doveva essere solo un semplice servizio di distribuzione dei pasti.

. . abbiamo lavorato con le mani, ma abbiamo anche e soprattutto tentato di ascoltare con il cuore. Ognuno di noi ha potuto sentire, parlare, apprendere, condividere. Storie curiose, dolorose, divertenti, storie di persone che potevano essere tranquillamente nostro padre, madre, fratello, sorella. I ragazzi hanno potuto capire che la vita riserva gioie e dolori, che un pasto caldo è molto meglio di un jeans firmato.

Un capitolo a parte merita la testimonianza che ci hanno dato le suore di madre Teresa di Calcutta (nella foto il gruppo si trova all’ingresso della loro casa provinciale di San Gregorio al Celio, dove nella stanza di Madre Teresa sono conservate le reliquie presentate al Papa il giorno della sua beatificazione); la loro apparente rinuncia è la loro ricchezza più grande: donare prima di ricevere! Concludo ricordando ai ragazzi che come quella sera, che per prendere il treno abbiamo dovuto correre, nella vita bisogna fare lo stesso: camminare non da soli, correre, affrontare insieme le difficoltà (magari cercando di evitare i turisti). Se alla fine si perde il treno non bisogna disperare, in qualche maniera alla meta (la nostra casetta verde sulla collina) si arriva lo stesso. . . Basta crederci! Un educatore

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