Giovanni Paolo II, all’inizio del terzo millennio, invitava tutta la Chiesa come ha fatto Gesù, a prendere il largo e ad assumere con coraggio e con un dinamismo nuovo la propria responsabilità verso il vangelo e l’umanità intera. Invita a gettare le reti affinché ogni uomo incontri la persona di Gesù che tutto rinnova. In questo senso, tutte le scelte pastorali hanno la loro radice nell’immagine evangelica del “Buon pastore”.


« La Chiesa cammina insieme con l’umanità tutta e sperimenta assieme al mondo la medesima sorte terrena ».

Occorre quindi, non cadere nell’errore di presentare la parrocchia come un centro servizi o come una comunità autoreferenziale.

Perché la parrocchia possa rimanere stabile, bisogna affrontare alcuni snodi essenziali quali: l’appartenenza ad un luogo, la vicinanza alla vita della gente ed in fine la parrocchia come figura di Chiesa, cioè, di popolo che trova nell’eucaristia la massima espressione. La Chiesa (così anche la parrocchia) è l’immagine concreta del desiderio di Dio di prendere dimora tra gli uomini.

È necessario però, revisionare il volto missionario di questa chiesa (così come della parrocchia), rivedendone l’agire pastorale, per concentrarsi ancora una volta su ciò che è pastoralmente necessario vivere.

La saggezza pastorale saprà indicare il cammino da fare, ma occorre avere il coraggio della novità che lo Spirito chiede oggi alle Chiese.

Una delle grandi novità per la nostra “piccola Chiesa” cittadellese è il grande Patronato Pio X, da poco rinnovato nella struttura e nel suo impianto generale.

Tanti muri, tante stanze, tanto spazio, come tanti e belli sono i gruppi e le associazioni in esso presenti. . . Ma questo non basta per prendere il largo e per definirci “Chiesa in cammino”.

C’è bisogno di dare un’anima a tutto il nostro operare e “correre” continuo, sfruttando il buono e bello già presente e attivandosi per mettere in stretta collaborazione e profonda comunione tutte le realtà presenti.

Per fare questo occorre molta pazienza e stimoli sempre nuovi, occorre che ogni membro della comunità si senta corresponsabile del vissuto altrui, che ogni gruppo e ogni singolo percepisca che l’intero operato all’interno del centro parrocchiale è orientato nello specifico a proporre un tempo di crescita, umana, spirituale, vocazionale, culturale che sia in linea con gli orientamenti della Religione Cattolica, cercando altresì di promuovere il protagonismo di tutti i membri della comunità nell’ideazione e nella realizzazione delle varie iniziative.

Questo nella convinzione che, soprattutto per i più giovani, la responsabilizzazione costituisce un importante momento di crescita personale e come individuo inserito nella comunità: in tal modo infatti si vuole sottolineare come le attività della Parrocchia abbiano bisogno di tutti e non sorgano dal nulla.

Dal don alla Segreteria, dall’Azione Cattolica agli Scout di Agesci, dai gruppi famiglie, all’equipe del corso fidanzati, dai catechisti agli animatori, dai baristi all’equipe eventi e ogni altro gruppo o singolo fruitore del Patronato non espressamente citato: tutti siamo chiamati a vivere il nostro impegno favorendo un clima di sereno e costruttivo dialogo, nella verità e carità, nel rispetto dei ruoli, protesi verso il Bene Comune.

L’augurio che faccio all’inizio del nuovo anno pastorale è che ogni scelta vissuta e ogni attività svolta dentro il Patronato, possa essere programmata vissuta e verificata nello stile della collegialità e della corresponsabilità.

Giovanni Paolo II definisce la parrocchia come il nucleo fondamentale nella vita della diocesi.

Diamoci allora una mano poter veramente incarnare quello spirito missionario di apertura verso gli altri e verso il “nuovo” che caratterizza la chiesa in quanto popolo, sotto la guida di un Unico e Grande Pastore.

. . Così facendo il nostro operare non sarà fine a sé stesso, ma diventerà un nuovo annuncio, una catechesi vivente! A tutti un buon cammino e una buona strada nella corresponsabilità!


Don Marco


"niente paura"


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