Un bravo capo scout sa sempre da dove proviene e qual è la direzione da prendere, ma ci sono momenti, nella vita di ognuno, dove occorre riprendere in mano la bussola e rimettersi in discussione.

In questo check in di se stesso il bravo capo scout controlla che non manchi nulla all’interno del suo zaino, si accerta di avere cibo e bevande a sufficienza per il nuovo cammino, compie una piccola verifica su se stesso per capire cosa lasciare a casa e cosa invece portare con sé.

Questo esame, in fondo, si fa ancor più critico quando il cammino da intraprendere è in realtà un percorso già iniziato, un anno scout già intrapreso, un sentiero già tracciato che, proprio perché tale, sembra rassicurarci ma non per questo ci tende meno insidie.

A questo si aggiunge il fatto che il capo scout vive in una molteplicità di dimensioni, quella della propria comunità capi, quella della zona e quella regionale. Ogni dimensione ha il suo progetto, che poi va oculatamente calato nella realtà in cui ogni capo vive, nella propria parrocchia, nella propria comunità, nella propria staff e nella propria branca.

A dire il vero, così spiegata la vita di un capo scout sembra più una torta variegata che una fattibile scelta di servizio, ma la realtà è ancora più complessa e intricata.

Abbiamo appena concluso un progetto regionale di durata triennale sul tema della diversità che crea identità, ci stiamo dedicando all’interno della nostra comunità capi alla stesura del nuovo progetto educativo.

Proprio in questi giorni ci stiamo interrogando su quali siano le coordinate entro cui tracciare le linee guida per i prossimi anni di vita del nostro gruppo. Ancora una volta siamo in procinto di partire.

Allora, al di sopra di tutti questi progetti, di queste molteplici dimensioni, affiora, sempre latente, la medesima domanda: Cosa ci fa partire, cosa ci dà la forza di sollevare quel pesante zaino sopra le nostre spalle? A tale domanda si potrebbero dare infinite risposte, che potrebbero mutare a seconda della pesantezza dello zaino e della robustezza delle spalle: la voglia di condividere, di creare, di sognare ma anche di realizzare, di pregare, di aiutare, di ridere e di piangere insieme, di educare, in una parola vivere a trecentosessanta gradi e in tutte le direzioni e le dimensioni possibili, tenendo ben saldi i nostri valori ma andando ben oltre i nostri confini.

In questo senso partire è un po’ buttare il cuore oltre l’ostacolo, rievocando le parole di B.P., senza sapere con esattezza la meta e godendoci nel frattempo il viaggio.

È questo l’augurio che faccio ad anno già iniziato, a chi ha interrotto e a chi ha lasciato, a cammino già intrapreso, a campo estivo già prenotato: non dimentichiamoci mai perché siamo partiti e dove siamo diretti ma, soprattutto, non dimentichiamoci mai di sorridere alla vita, a colui che ce l’ha donata, alle sue mille direzioni e dimensioni.

Alice Grasso - Akela Citt.

 

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