Scout cittadella 4

Gli scout sono sempre in viaggio, quando non lo sono sulla strada lo sono con il pensiero. Questa volta, tuttavia, abbiamo avuto il privilegio di compiere un cammino con i piedi e con il cuore, un cammino che ci ha visti pellegrini per un giorno, ma che ci ha regalato sensazioni che porteremo sempre con noi.

Nella vita si possono compiere molti viaggi, più o meno avventurosi, più o meno improvvisati, di interesse culturale-artistico o di mero divertimento, c’è tuttavia un viaggio, quello verso un luogo di culto, che porta con sé qualcosa di speciale, qualcosa che gli altri viaggi, per quanto indimenticabili, non hanno.
Questo qualcosa in più non è facilmente descrivibile, forse perde di effetto nel momento stesso in cui viene svelato, ma è comunque una sensazione intrisa di sacrificio, condivisione e adorazione.
Il sacrificio è stata la nostra base di partenza, alzarsi quando era ancora buio, scoprire che le previsioni avrebbero dato pioggia per il resto della giornata e, nonostante ciò, decidere di partire con lo zaino sulle spalle perché, in fondo, non esiste buono o cattivo tempo ma solo buono o cattivo equipaggiamento.
La condivisione, invece, è quello che caratterizza la nostra vita scout e che ci ha permesso di vivere al contempo stesso sia soli e che insieme questa esperienza.
A momenti di solitario cammino sono infatti seguite tappe di confronto, in cui ognuno di noi ha potuto condividere i pesi della propria anima o le gioie del momento, con la sensazione che quanto veniva da ognuno proferito trovava immediata comprensione e protezione non solo nei compagni di viaggio ma anche in Colei verso cui eravamo in cammino.
Poi il sacrificio, unito alla condivisione, ha trovato la sua più appagante soddisfazione alla fine della salita, negli ultimi gradini che ci hanno condotto al Santuario della Madonna di Monte Berico. Lì tutta la nostra fatica ha trovato conforto nella preghiera, e con la preghiera la fatica si è trasformata in forza, che si è rapidamente diffusa nei nostri animi e nei nostri corpi.
Lì ha riecheggiato una storia sentita durante il pellegrinaggio, una storia che forse è da tutti conosciuta, ma che ci piace raccontare per condividere ancora e sotto altre forme quanto abbiamo vissuto.
“Nei primi decenni del 1400 una pestilenza ostinata mieteva vittime nel Vicentino. Verso la metà del Marzo 1426 una donna di età avanzata, certa Vincenza Pasini, si recò dal Vescovo di Vicenza per raccontargli che, pochi giorni prima, il 7 Marzo, mentre si recava dal marito, che stava lavorando nella sua piccola vigna sul Monte Berico, nel luogo ove oggi sorge il Santuario, le era apparsa una donna bellissima che le aveva detto: “Non temere, Vincenza. Io sono Maria, la Madre di Cristo morto in Croce per la salvezza del genere umano. Va’ e di’ ai Vicentini che innalzino in questo luogo una Chiesa consacrata al mio nome, se vogliono essere liberati dal flagello della peste che li colpisce…”.
Il Vescovo non le credette; come non le credettero i Magistrati della Città, ai quali pure Vincenza si era rivolta. Eppure, per fornire la prova che la Madonna aveva fatto la sua richiesta sul serio, la Veggente spiegò che essa aveva tracciato con un ramo di olivo il perimetro della Chiesa da edificare in suo onore, assicurando che quanti si fossero qui recati nella prima domenica del mese, avrebbero ricevuto grazie abbondanti.
Soltanto due anni dopo, il 1 Agosto 1428, Vincenza ebbe una seconda visione; e questa volta scese in Città, mettendosi a gridare a gran voce quanto le era accaduto.
E la gente – che intanto continuava a morire per la pestilenza – cominciò a crederle: fu così che, il 25 di quel mese, Autorità e popolo decisero di iniziare la costruzione di una primitiva chiesetta, nucleo originario di quello che, con successivi ampliamenti, sarebbe diventato il più bello e importante Santuario mariano del Veneto: della “Madonna di Monte Berico”.
Quante avventure si possono vivere e quanto cose si possono scoprire quando si cammina con i piedi e con il cuore! 

Alice Grasso

 

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