Nel mese di aprile, a Roma, si è tenuto il Giubileo dei Ragazzi, voluto da Papa Francesco per i ragazzi dai 14 ai 18 anni. L’evento è durato tre giorni ed abbiamo partecipato ed anche una sessantina di adolescenti di Cittadella e Laghi, assieme ai noi animatori, hanno accettato l’invito del Santo Padre a partecipare per scoprire ancora una volta la gioia di essere cristiani. Abbiamo infatti vissuto un’esperienza unica e coinvolgente assieme ad altre 70000 persone da ogni parte d’Italia ed anche da altri paesi riunite sotto il simbolo della croce. Ed a proposito di simboli, il primo giorno siamo letteralmente entrati subito in contatto con il messaggio di questo evento grazie al breve pellegrinaggio che ci ha condotti alla Basilica di San Pietro e quindi ad oltrepassare quella “porta che indica l’incontro con Cristo, ci introduce all’Amore del Padre e ci chiede di diventare misericordiosi come lui” (Papa Francesco).
La stessa misericordia che nel pomeriggio abbiamo potuto sperimentare di persona grazie al sacramento della Confessione all’ombra del colonnato di piazza San Pietro.
La stessa piazza che la domenica ha ospitato tutti i partecipanti alla Santa Messa. “L’Amore è la carta d’identità del Cristiano” ha subito esordito il Papa durante l’omelia, ma come ogni documento “va rinnovato...attraverso l’Amore concreto”. “La libertà non è sempre fare quello che mi va, questo impedisce di essere aperti e sinceri, ma è il dono di poter scegliere il bene, cercare quello che piace a Dio e non è facile. Ma voi ragazzi non avete paura delle fatiche!” ha continuato il pontefice. “E quando Amare vi sembra pesante, guardate la croce di Gesù, abbracciatela e non lasciate la sua mano che vi conduce verso l’alto e vi risolleva quando cadete.
Allenatevi con le opere di misericordia, così otterrete la carta d’identità di cristiani e vi assicuro che la vostra gioia sarà piena” ha infine concluso Papa Francesco.
Ed ai ragazzi non sono sfuggite queste sue parole: “Sono tornata entusiasta, ma ho subito vissuto un’esperienza che mi ha fatto capire quanto sia difficile mettere in pratica le opere di misericordia” ha detto Laura. L’esperienza che abbiamo vissuto è stata quindi fonte d’ispirazione per tutti, piccoli e grandi, e da animatori speriamo che sia una segnale per gli altri giovani a prendere il coraggio a due mani e affrontare la vita con la misericordia che ci chiede il Signore per vivere come veri fratelli e uomini.


Gli educatori


"niente paura"


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