L’estate è da sempre il periodo dell’anno dedicato alle vacanze e al divertimento.
Un tempo in cui rilassarsi e prepararsi all’inizio di nuove attività, di lavoro e di studio. Può essere, però, anche l’occasione per fare delle esperienze nuove, diverse dalla routine di tutti i giorni, viaggi che ti rimangono dentro per molto tempo. È proprio di questo tipo l’esperienza che ha coinvolto un gruppo di giovani del Vicariato di Cittadella, che dal 20 al 27 agosto ha svolto un camposervizio in un Centro di Accoglienza per migranti a Siracusa.

L’idea di poter partecipare a questa esperienza era nata già nel corso dell’anno grazie al cammino proposto dal Gruppo Giovani Vicariale in cui, nei vari incontri, era stato affrontato il tema dell’accoglienza e del confronto con l’altro. E aderire a questo campo servizio ha permesso a noi giovani di capire concretamente cosa significhi vivere l’incontro con l’altro e con una realtà totalmente diversa da quella in cui noi siamo immersi.
Se dovessi descrivere l’esperienza che abbiamo vissuto con una sola parola sceglierei l’aggettivo ‘incredibile’, non perché le situazioni che abbiamo incontrato non fossero reali, ma perché ciò che si vede, ciò che si sente e ciò che si prova in occasioni come queste è davvero difficile da credere se non lo si vive direttamente.
Incredibili sono state le testimonianze di alcuni dei ragazzi che abbiamo conosciuto al centro di accoglienza Casa Freedom di Priolo, che con molto coraggio e sincerità ci hanno raccontato il viaggio che li ha portati fino a qui. Ci hanno parlato del loro paese d’origine e delle motivazioni che li hanno spinti ad abbandonare le loro case e, molto spesso, le loro famiglie. Ci hanno descritto ciò che hanno dovuto subire prima di riuscire ad imbarcarsi e la situazione nei barconi durante i giorni di viaggio, che per molti sembravano infiniti.
Ascoltare le loro storie non sempre è stato semplice, soprattutto quando ci si fermava a pensare che questi racconti non arrivavano dalla televisione o da qualche film, ma da bambini e ragazzi di 10, 12 o 18 anni che quelle situazioni le avevano vissute sulla loro pelle e nonostante questo avevano trovato la forza per testimoniarle a noi. Incredibile, perché davvero non ci si può credere, è anche pensare che cose di questo tipo possano ancora accadere ai giorni nostri.
Ciò che ha reso ancora più significative queste testimonianze è stata la spontaneità con cui ci venivano raccontate. Infatti, potevano arrivare in qualsiasi momento della giornata passata insieme ai ragazzi: chiacchierando con alcuni di loro mentre svolgevamo delle attività insieme, durante il pranzo, passeggiando per le strade di Siracusa o durante una giornata in spiaggia. Ciò che ci ha stupito maggiormente è stata proprio la loro volontà di aprirsi e di raccontarsi a noi che, fino a qualche giorno prima, eravamo semplicemente degli estranei.
Parlando con alcuni di loro abbiamo capito come, in realtà, anche loro siano ragazzi come tutti noi, che vanno a scuola e studiano perché sono curiosi di imparare cose nuove, che amano stare insieme e fare le foto da tenere come ricordo, che desiderano diventare cantanti o trovare un lavoro che un giorno permetta loro di tornare a casa e che, nonostante tutto quello che hanno passato, hanno ancora molti grandi sogni da voler realizzare.
Incredibili sono stati la gioia e l’entusiasmo espresso da tutti i ragazzi del centro di accoglienza nel partecipare alle attività, di gioco e di “lavoro”, che abbiamo proposto loro. Nonostante le attività proposte fossero molto semplici, un pomeriggio di giochi all’aperto con la musica, la realizzazione di un murales, una giornata al mare, tutti hanno sempre dimostrato una grandissima voglia di mettersi in gioco e di stare insieme, facendo sparire i numerosi dubbi e preoccupazioni che avevamo noi giovani durante i preparativi. Fin dal primo giorno in cui abbiamo incontrato i ragazzi al centro ci siamo sentiti accolti e accettati e questo ha ribaltato la prospettiva con cui noi eravamo arrivati: siamo portati a pensare che siamo noi a doverci dimostrare accoglienti e, invece, sono stati loro i primi a comportarsi in questo modo lasciandoci entrare nella loro realtà.
Incredibili sono state anche tutte le persone incontrate durante la settimana passata a Siracusa. Non solo i ragazzi ospitati nel centro di accoglienza, ma anche tutti i responsabili e gli educatori del centro e i missionari della Casa Caritas che ci ha ospitato durante la settimana. Attraverso di loro abbiamo avuto l’occasione di conoscere in modo più approfondito la realtà in cui eravamo, ascoltando storie che fino a quel momento pensavamo fossero molto lontane da noi. Abbiamo avuto anche l’opportunità di conoscere un gruppo di ragazzi dell’Azione Cattolica che collaborano con il centro di accoglienza con i quali abbiamo condiviso non solo i momenti di attività con i migranti, ma anche molti momenti di svago e divertimento che hanno dato ancora più valore alla nostra esperienza.
Tutti loro, i ragazzi, i missionari e gli educatori, ci hanno fatto sentire parte di un gruppo più grande rispetto a quello in cui eravamo partiti inizialmente e, soprattutto, ci hanno dato prova di come sia possibile vivere mettendo in pratica il comandamento di Gesù: “Ama il prossimo tuo come te stesso.” Tutto ciò che abbiamo vissuto nel corso di questa settimana ha lasciato un’impronta indelebile dentro ognuno di noi. Tuttavia, ci auguriamo che tutto questo non rimanga solo il ricordo di una bella esperienza estiva, ma diventi l’occasione per portare ciò che abbiamo vissuto anche all’interno della nostra realtà affinché possa diventare sempre di più terreno di accoglienza e incontro con l’altro.


Gruppo giovani del Vicariato


"niente paura"


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