Per il campo giovanissimi di quest’estate, gli educatori hanno proposto a noi ragazzi di quinta superiore una settimana di servizio a Manfredonia, nella provincia di Foggia, una terra ricca di sapori dove non manca mai il sole. In questi luoghi pugliesi da trent’anni ha luogo un progetto di integrazione con i migranti organizzato dai padri Scalabriniani che si impegnano a sostenere la popolazione locale nei mesi estivi facendosi aiutare da volontari, come noi, che decidono

di dedicare una settimana delle loro vacanze agli altri. Al campo abbiamo conosciuto ragazzi da tutta Italia, che provenivano da realtà a volte molto diverse, altre molto simili alla nostra. Tutti accomunati dal desiderio di scoprire in che cosa consiste l’integrazione, mettendo le mani in pasta.
Il campo “IO CI STO” ci ha fatto vivere l’incontro senza filtri con persone che arrivano da molto lontano, con culture e modi di vivere profondamente diversi dal nostro, di cui abbiamo imparato a riconoscere la dignità.
Una dignità che abbiamo riconosciuto nel rispetto e nella fiducia nei nostri confronti e nella voglia di condividere con noi i loro sogni e le loro speranze per il futuro.
È stata una settimana intensa: alla mattina solitamente c’era un momento di formazione, durante il quale abbiamo potuto riflettere e confrontarci con altre persone sulla complessità del fenomeno dell’immigrazione; mentre il pomeriggio era allo stesso tempo il momento più bello e più duro perché era il momento di incontro con i migranti. Migranti che spesso sono ragazzi della nostra stessa età che vestivano bene per l’incontro con noi dopo una faticosa giornata di lavoro nei campi di pomodori.
Insieme a loro abbiamo aggiustato biciclette e fatto lezioni di italiano. Gesti semplici che hanno richiesto grande disponibilità ad abbandonare i propri pregiudizi e molta voglia di mettersi in gioco. Vedere con i nostri occhi la vita dei migranti e provare ad entrare “in punta di piedi” nella loro quotidianità è stata un’esperienza che ci ha messo davvero alla prova ma che ha fatto crescere in noi la consapevolezza che “nel momento in cui perdiamo il desiderio di capire – di lasciarci sorprendere, di ascoltare e testimoniare – perdiamo la nostra umanità”

(A.Gawande).


"Per un pugno di dollari"


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