Campo di servizio a Corleone: come non dimenticare, come cambiare

Clan Pendragon Cittadella 4  


Sono più di un centinaio i giovani che, tra aprile e ottobre, prendono parte ai campi di studio e lavoro organizzati da Libera, dall’Arci e dalla Cooperativa Lavoro e non solo a Corleone, in Sicilia.
Anche il nostro Clan del gruppo scout Cittadella 4 ha creduto nella valenza e nell’importanza del progetto “LiberArci dalle Spine” e ha scelto di spendere le sue vacanze lavorando sui campi

a fianco della Cooperativa, assistendo a incontri e dibattiti con testimoni, magistrati, politici ed esponenti del “mondo” dell’antimafia.
Ecco il “fare” che si salda con il “conoscere” e diventa consapevolezza che dà senso e valore alla nostra scelta e non ci fa arretrare di fronte alle fatiche.
Certamente l’esperienza vissuta ci ha toccato fortemente, Corleone ci ha segnato, come del resto i suoi abitanti, il loro coraggio e la loro perseveranza. .
Corleone è molto diversa dal resto della Sicilia, Corleone non dimentica, ti scruta sospettoso, non finge che tutto vada per il verso giusto, c’è in lei la profonda consapevolezza che il riottenuto respiro può ancora essere stretto da una morsa inarrestabile.
Il resto della Sicilia ti accoglie calorosa, quasi a volerti nascondere i panni che non riesce a lavare, perché non esiste al mondo alcun sapone in grado di poter purificare certe nefandezze.
Corleone ti guarda dai suoi davanzali, dietro le tende mosse da un tiepido vento sciroccoso, avrebbe tanta voglia di tenderti la mano, ma ha paura di essere scorta.
Il resto della Sicilia ti direbbe che in questa regione c’è anche un bel mare, che ci sono i migliori cuochi al mondo, un clima piacevole tipicamente mediterraneo.
Corleone ti lascia intendere che al suo interno, in quell’intricato groviglio di viottoli e piazzette, è nata la più grande organizzazione criminale mai esistita, dal suo ventre sono usciti i più crudeli boss mafiosi.
Una terra in cui la legalità cede il passo all’illegalità e viceversa, in cui infanghi e sei infangato, in cui le zone grigie ricoprono le zone di luce, almeno finché non si decide di sollevare la testa ed uscire dal fango, riprendere respiro, riprendere la dignità che brutalmente è stata strappata, recidendo una volta per tutte quel cordone ombelicale che lega Corleone ai suoi criminali.
Ti verrebbe la tentazione di credere che in fondo la mafia non esiste più, eppure non è così, esiste ancora, ha assunto forme diverse, ma fa ancora paura, fa paura perché uccide o comunque ti condanna a vivere nella dipendenza e nella vergogna.
Ma ci sono delle zone di luce, certamente destinate ad espandersi a macchia d’olio, sono quei terreni confiscati alla mafia in cui vengono coltivati pomodori, viti e melanzane, segno tangibile di un sogno che può realizzarsi, per cui vale la pena di lottare.
Sono quelle terre recuperate alle legalità che ora si possono liberamente calpestare, sono quelle terre in cui moltissimi siciliani onesti sudano in modo instancabile.
È quella famiglia che trova il coraggio di aprirsi verso l’esterno, fondando un progetto di resistenza e di rinascita, accogliendo i volontari che giungono da qualsiasi regione italiana e perfino dall’Europa, con la convinzione che il ritrovato senso di libertà possa diffondersi ovunque, facendo sentire la Sicilia regione italiana amata e mai dimenticata.



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