Scout di Cittadella 4:Clan Pendragon

 È risaputo che un bravo scout e il servizio vanno a braccetto: infatti la nostra esperienza siciliana è iniziata proprio così, aiutando i soci della cooperativa "Lavoro e non Solo" a servire fave e ceci a tutti i corleonesi alla festa della fava. Ma le giornate successive sarebbero andate in modo diverso: sveglia alle 6.30 e nel giro di un'ora tutti erano pronti a lavorare nei campi confiscati alla mafia; i primi giorni ci siamo dedicati allo sfoltimento delle viti, poi alla più soddisfacente raccolta di pomodori (600 casse in tre giorni!). I nostri pomeriggi erano scanditi da diverse testimonianze. La prima è stata quella di Giuseppe Maniaci, conduttore di Telejato, la più piccola televisione al mondo, che ha come scopo principale dare il proprio contributo nella lotta contro la mafia. Questo giornalista ha coinvolto alcuni ragazzi nella direzione del suo telegiornale, e ci ha narrato la storia di Telejato dalle origini. Giuseppe con la sua vitalità, la sua energia e il suo coraggio ha trasmesso in noi la voglia di reagire e combattere i soprusi e le ingiustizie di tutti i giorni.
L'incontro successivo è stato con Antonella Azoti, figlia del sindacalista Nicola Azoti, assassinato dalla mafia nel 1946.
Lei ha condiviso la sua esperienza di minacce da parte della mafia e di anni in cui è rimasta rinchiusa nel suo silenzio.
Infine ha presentato il suo libro, "Ad alta voce", in cui racconta più dettagliatamente la sua storia. A metà settimana ci siamo recati nel laboratorio della legalità allestito in casa Provenzano, uno dei beni confiscati alla famiglia di questo boss mafioso. Calogero, presidente della cooperativa, con l'aiuto dei quadri di Gaetano Porcasi ha ripercorso le tappe principali della lotta alla mafia. Una delle testimonianze più profonde, toccanti e interessanti è stata quella con due superstiti della strage di Portella della Ginestra del 1 maggio 1947. Gli anziani signori ci hanno fatto rivivere con straordinario realismo i loro ricordi di quella giornata iniziata in festa e terminata nel terrore. I discorsi dei due testimoni possono essere riassunti nella seguente frase: "la nostra generazione ha eliminato il 50% della mafia, ora tocca alla vostra, e voi siete avvantaggiati perché avete tutti la possibilità di andare a scuola." L'ultimo, ma non per questo meno importante, degli incontri è stato con Giovanni Impastato alla Casa della Memoria in onore di Giuseppe Impastato a Cinisi, luogo dove è stato girato il famoso film "I cento passi".
La famiglia dei due fratelli era di origine mafiosa, e perciò Giuseppe si è sempre opposto all'illegalità, conducendo "Radio Aut" e candidandosi come consigliere comunale. Mentre la campagna elettorale del 1978 era in corso venne assassinato e il suo cadavere venne fatto esplodere sui binari del treno, per inscenare un attentato. Nonostante avessimo già guardato il film, sentire la stessa storia raccontata da uno dei protagonisti delle vicende è stato sicuramente molto più d'effetto.
Da questo campo portiamo a casa un bagaglio di conoscenze, emozioni e sensazioni che non dimenticheremo mai.
Abbiamo avuto la possibilità di toccare con mano i territori bagnati dal sangue di persone innocenti che si sono battute per la giustizia e questa esperienza ci ha aperto gli occhi su quella sconosciuta, ma vicina realtà che è la mafia.

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