Scout 4

Siamo a dodici, dodici anni di scoutismo, a pensarci sono tanti ma in fin dei conti non sono mai abbastanza, e per alcuni elementi della nostra Comunità Capi non sono neanche la metà di tutto il tempo che hanno passato loro con il Cittadella 4. È proprio a questo punto, dopo che tutto il percorso è stato compiuto (tre anni di Lupetti, cinque di Reparto e infine quattro di Clan) che si chiede a ragazzi come noi di fare una scelta.
Siamo ormai adulti, al secondo anno di università e il Clan "ci sta un po' stretto",

è tempo di non essere più "animati" e passare ad un altro livello, il Servizio (associativo, in particolare) che prima era solamente una parte del nostro essere rover e scolta, del nostro essere scout, diventa tutto: siamo pronti per diventare capi. Ma ovviamente nulla di tutto ciò è automatico, si tratta appunto di una scelta che ci viene proposta liberamente, dopo aver escluso il Saluto (la possibilità di abbandonare definitivamente lo scoutismo e il servizio a fine Clan), tra l'entrare a tutti gli effetti nella Comunità Capi e l'impegnarsi invece a fare servizio in altri ambiti (extra-associativo). Il momento in cui si compie questa scelta è il momento della Partenza. La Partenza è un momento forte di riflessione sulla propria vita, sulla propria Fede, sulla propria disponibilità al Servizio.
L'R/S che chiede la Partenza sa che non esiste altro modo per essere felici che far felice il prossimo; il Servizio non è per lui un'esperienza occasionale, ma uno stile di vita, di condivisione, di solidarietà, di vicinanza a chi soffre nel corpo e nello spirito, senza cercare occasioni straordinarie ma rispondendo alle necessità incontrate nella vita di tutti i giorni, con fantasia, entusiasmo e competenza.
Dunque cosa potrebbe voler dire per noi diventare capo? Innanzitutto ciò che spesso porta a prendere tale decisione è un senso di debito. In qualche modo a questo punto sentiamo il bisogno di restituire l'impegno, il sacrificio e l'amore disinteressato che abbiamo ricevuto fin da quando eravamo dei marmocchi rompiscatole con sempre qualcosa da "combinare". Inoltre si è pervasi da una forte speranza, la speranza di vedere altri come noi compiere questo percorso e diventare cittadini del mondo, consapevoli di sé e del proprio ruolo. Oltre a questi aspetti positivi non sono di certo da escludere questioni come quelle della responsabilità che ci aspetta e del vago senso di inadeguatezza e incertezza che ci assale in questo tempo "di passaggio". Del resto abbiamo avuto modo di assaporare sia il dolce che l'amaro dell'essere un capo, seppur dall'esterno, nelle varie esperienze che abbiamo avuto modo di intraprendere nel Gruppo in qualità di aiuto-capi. Così non abbiamo potuto fare altro che affrontare questa decisione come si affronta un viaggio, una nuova ed entusiasmante avventura, la quale, nonostante le aspettative e ogni possibile informazione e organizzazione preliminare, può riservarti ogni sorpresa e può darti tanta gioia, ma insieme ti fa sentire sempre in ballo, fuori dalla tua comfort zone, sempre con un pizzico di timore nel cuore.

Licia e Filippo


"Per un pugno di dollari"


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