Solitamente il mese di novembre viene ricordato per le nebbie, dei veri e propri muri bianchi e per le prime gelate che trasformano i campi in distese bianche. . . il Novembre del 2010 invece è stato caratterizzato da abbondanti pioggie. . . talmente tanto abbondanti da provocare un alluvione nella nostra regione che, purtroppo, ha messo in ginocchio intere famiglie e aziende. Vedendo le immagini che i telegiornali locali proponevano è venuto spontaneo provare 

ad informarsi per capire la gravità di quello che è successo e per capire se, con poco, si poteva aiutare. Così con l’aiuto di Don Luca, siamo partiti alla volta della parrocchia di Casalserugo (PD).

Percorrendo la strada principale che collega il paese a Padova non ci si rendeva effettivamente conto di quello che era successo se non per il brulicare di pompieri e di protezione civile. Una volta entrati però in canonica ci siamo subito resi conto che la situazione era abbastanza seria: il telefono continuava a suonare, gente che continuava a portare moduli di richieste di aiuto compilate, volontari che venivano smistati il più rapidamente possibile.

Noi siamo stati divisi in gruppi per poter coprire un’area maggiore di intervento, quindi c’è chi si è recato presso un’azienda locale per pulire con l’idropulitrice lo stabilimento, c’è chi è stato mandato in una casa per aiutare nella pulizia dei muri e per iniziare a smontare i pochi mobili rimasti dentro, c’è chi è stato mandato all’entrata dei supermercati per raccogliere e smistare i prodotti che i clienti compravano a favore degli alluvionati e c’è chi è stato mandato in un’azienda agricola a raccogliere il radicchio danneggiato.

La cosa che maggiormente ci ha colpito non sono stati tanto i danni che la massa di fango ha provocato, anche se immensi e in alcuni casi veramente irreparabili. . .

Ci sono stati momenti che guardando i mobili accatastati lungo  le  strade,  oppure  gli schermi dei computer lungo le aiuole si aveva la sensazione di essere completamente impotenti, e ci si chiedeva che senso avesse la nostra presenza là: che aiuto potevamo dare noi a persone che veramente non hanno più nulla? Il nostro poco sarebbe stato veramente nulla per loro. . .

Poi ci hanno spiegato che noi eravamo per loro gli ANGELI DEL FANGO, ossia il fango avrà portato via tanto, se non addirittura tutto, ma ha portato con se degli Angeli in carne ed ossa: sono innumerevoli i sorrisi che abbiamo ricevuto, gli abbracci che abbiamo raccolto, le calorose strette di mano e i ringraziamenti.

Ci hanno fatto sentire importanti e preziosi, merce rara, ma per noi non è stato un momento per ricaricare il nostro orgoglio ma è stato l’occasione per vedere che Dio è veramente ovunque ed è sempre con noi in qualsiasi momento..

Noi siamo veramente il Suo strumento più prezioso e caro.. .

Insomma alla fine noi li abbiamo aiutati fisicamente donando il nostro aiuto, ma loro ci hanno aiutato umanamente e spiritualmente! È stata sicuramente un’esperienza preziosa e ricca per tutti noi, e ci auguriamo che anche noi, nei nostri piccoli disastri quotidiani,  troviamo  sempre con la mano tesa i nostri Angeli del Fango.

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