Lourdes. Una meta da raggiungere per un incontro desiderato e pensato: cosa si può provare ad essere lì, sotto alla grotta delle apparizioni del 1858? Come viveva la ragazza quattordicenne a cui è stato affidato il messaggio? Cosa mai vorrà dirci Maria quando saremo lì?
Così siamo partiti a luglio con tutta la nostra famiglia di cinque persone, in treno, verso il luogo dove la Madonna si è presentata come l’Immacolata Concezione. Avevamo un grazie da portare e tante piccole inquietudini da offrire.
Nel treno che accompagnava noi e altri settecento pellegrini della diocesi di Padova, tanta curiosità, impegno e preghiera. Carrozze piene di gente, ma ben organizzate, di cui la più particolare era quella attrezzata per le persone bisognose di assistenza.
Ci siamo sentiti accompagnati dai volontari dell’UNITALSI e ci è stato subito chiaro quel « beati gli ultimi perché saranno i primi »: c’era attorno a noi un grande rispetto, una priorità riconosciuta alle persone che erano nella sofferenza.
Nelle celebrazioni religiose, nell’organizzazione della giornata, la precedenza in tutto veniva data agli ammalati, facendo trasparire nei piccoli gesti (accompagnare, dare da bere, . . . ) il valore della sofferenza.
L’esperienza si è articolata in tre giornate principali, una penitenziale, una dedicata all’adorazione Eucaristica e alla Messa Internazionale, una Mariana, con visita ai luoghi di Bernardetta Soubirous e recita del Rosario in una suggestiva fiaccolata serale.
Tutto è nato dall’esperienza di una ragazza di quattordici anni, dalla sua umiltà, dalla sua forza e soprattutto dal suo coraggio, qualità che ha potuto far fruttificare solo grazie alla sua fede. Bernardetta, dal giorno dell’incontro con Maria, fece di tutto per imitarla e accolse il suo invito a pregare e offrire tutta la sua vita per la conversione.
Anche oggi Maria invita tutti noi a farci curare le ferite dello spirito per diventare portatori di gioia e di pace.
A Lourdes tanti ragazzi si mettono a disposizione come volontari per permettere ai pellegrini ammalati di vivere al meglio l’esperienza del pellegrinaggio, un servizio vissuto nella condivisione, con discrezione e tanta intensità, raccogliendo l’invito di Maria e cercando di continuarlo anche una volta tornati ai propri paesi di provenienza.
Strumento indispensabile agli ammalati sono le carrozzine, tra cui quella acquistata con la raccolta tappi effettuata nella nostra Parrocchia.
Arrivati alla meta, davanti alla grotta delle apparizioni, abbandonate le nostre personali pretese tutto ha assunto un significato diverso: al di là del desiderio di chiedere aiuti personali, è emerso il bisogno di pregare per la salute spirituale. Una vacanza diversa, che ci ha aiutato a capire meglio il senso della speranza cristiana.
Lourdes è un’occasione per ritrovare nuove energie e riprendere il cammino, per costruirsi ogni giorno e renderci un po’ migliori.

Anna e Giuliana

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