DON PAOLO è uno dei tanti buoni frutti della benedetta terra di Cittadella, particolarmente generosa e ricca di vocazioni sacerdotali e religiose.

Quarto degli undici figli di Luigi e di Luigia Amabile Trevisan, nacque nel 1928 e fu consacrato sacerdote l’8 luglio 1951, a Padova, dal venerato Vescovo Girolamo Bortignon.

Ha vissuto il suo ministero pastorale come Vicario parrocchiale a Este, Agna, Anguillara; poi, come Parroco, al Carmine di Monselice e a Stanghella, dove gli fu richiesto per ben 27 anni anche il servizio di Vicario Foraneo, che svolse con forte senso di responsabilità, promuovendo in primo luogo la dignità e la fraternità sacerdotale.

Nel 1989 il Beato Papa Giovanni Paolo II, su proposta dell’amato Vescovo Filippo Franceschi, lo nominò: Monsignore, con il titolo di Cappellano di Sua Santità.

Dal settembre 2000 è Rettore dell’Antica Pieve di Santa Giustina V.M. - Duomo Vecchio di Monselice.

L’8 luglio c.a. don Paolo celebra 60 anni di sacerdozio: una vita donata a Dio, alla Chiesa e ai Fratelli con l’amore, la fedeltà, l’entusiasmo e l’umiltà del suo primo giorno di sacerdozio.

Egli stesso confida spesso di celebrare ogni S. Messa come la sua prima Messa – il 15 luglio 1951 nel Duomo di Cittadella – assistito dal mai dimenticato Arciprete Mons. Emilio Basso, dallo zio Prete don Giuseppe Lucietto e dai due cugini gemelli Frati Cappuccini Marziale e Silvano Lucietto: stesso amore, stessa emozione.

Confermando, peraltro, nel vivere di ogni giorno che null’altro avrebbe potuto “essere” e voluto “fare” che il PRETE.

Difatti, chi lo conosce constata che don Paolo ha vissuto con VERITÀ il suo essere Sacerdote di Cristo: dopo 60 anni di intensa vita pastorale, continuano a darne commossa e commovente testimonianza quanti, nel tempo del suo lungo ministero, egli ha amato, curato, benedetto come fossero suoi figli, suoi genitori, condividendo con ciascuno – senza distinzioni sociali, culturali, ideologiche . . . – gioie, dolori, fatiche, speranze . . ., ricercando sempre in tutti il molto che unisce, piuttosto del poco che può dividere. In ciò aiutato anche da una particolare sensibilità e delicatissima capacità di tenerezza, ereditate dalla mamma e via via affinate negli anni con sincero impegno e con una speciale devozione alla Santa Vergine Madre Maria.

Ed ora, che la malattia ha preso possesso del suo corpo, egli continua a fidarsi di quel Dio che « lo ha scelto fin dal seno di sua madre » e ad affidarsi a Lui proprio come « bimbo sereno in braccio a sua madre », perseverando nell’essere testimone di fede e di gioia per quanti lo avvicinano; per me, in particolare – la sua sorella più piccola – che da oltre 40 anni vivo al suo fianco, godendo per prima il dono della sua ricca umanità e della sua splendida consacrazione.

Celebrare questo giubileo sacerdotale sia per tutti felice occasione di proclamare la bontà di Dio nel chiamare « operai per la Sua vigna » e di testimoniare la bellezza e la fecondità di ogni risposta vissuta nell’amore.

Perciò tutti insieme preghiamo, con fede e speranza, affinché sulla strada di tutti i giorni ci sia chi continua ad indicare il Signore che passa e chi si lascia conquistare dalla sua sequela.

La famiglia


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