«Io resto concentrato »

«Vi preoccupate di un sacco di cose. A me non interessano.

Io resto concentrato ».

A volte un figlio ti sorprende per la capacità di capire cosa sia importante, essenziale.

Quando sei padre è giusto accettare il rimprovero di un bambino di dieci anni.

Ho tentato di seguire il suo consiglio. Ho provato a riflettere sulla festa che Dio stava preparando per la mia famiglia.

Ho cercato di concentrarmi. Se ci riesce mio figlio… Sono in Chiesa. C’è mia moglie vicino a me. Sono fortunato.

Nei banchi accanto al mio ci sono le famiglie dei miei amici, delle persone che condividono con me incontri, scuola, basket, catechismo, stanchezza.

Hanno il mio stesso sguardo, la medesima emozione. Sono felice di sentirmi circondato dal loro affetto.

Una fila di vesti bianche entra lungo il corridoio. Sguardi di bambini che cercano gli occhi dei genitori. Mi sembrano così piccoli, per un mistero così grande: Dio che si fa carne e che si offre per ognuno di loro.

Un amore sconfinato, inconcepibile, inarrivabile per ciascuno di noi. Le vesti mi sembrano ancora più piccole.

La messa si snoda in una Chiesa che non mi è mai sembrata così bella e così mia. La mia casa, la nostra casa, dove i nostri figli sono pronti all’incontro.

Il Vangelo: « Perché siete turbati. . . toccatemi. . . avete qui qualcosa da mangiare. . .

Egli lo prese e lo mangiò. . . ».

“Mangiare” è la differenza tra un vivo ed un morto. I nostri figli sono lì per mangiare il Pane eucaristico, iniziando così un “percorso da vivi” chiamati ad nuova vita. Il Parroco commenta il Vangelo con un esempio calzante: un ciclista che non si ciba non può vincere una corsa. L’intera celebrazione è finalizzata al momento della comunione. Siamo tutti in attesa.

Il coro inizia a cantare ed i bambini si avvicinano in maniera lenta, precisa ed ordinata per ricevere il pane consacrato. Sembrano ancora più piccoli, vicino al sacerdote così grande.

Sono concentrato. “Il corpo di Cristo” mi sembra di sentire la voce del celebrante. Sono concentrato e penso. Penso che questo momento non è casuale. Penso che questo istante sia una tappa di una storia felice e fortunata. Penso all’amore che mio padre ha riversato su di me, accettando di assumersi la responsabilità di crescermi come uomo e come cristiano e di aiutarmi a comprendere che il pane spezzato è il mio modello di vita. Penso a suo padre, e al padre di suo padre e a chi è venuto prima di loro, ognuno dei quali si è sforzato di allevare ed educare il proprio figlio al mistero di un Pane che dà senso e che impegna.

Penso ad una storia d’amore fatta di padri e di figli, a loro volta divenuti padri. Ognuno di loro porta con sé il dono di un genitore da imitare, che a sua volta ha cercato di trovare il proprio esempio in quel Dio che chiamiamo “Padre Nostro”.

Guardo mio figlio e la sua veste. Mi chiedo se saprò aiutarlo a camminare in questa sua nuova vita, facendogli sentire il bisogno di questo Pane che oggi ha assaggiato.

« . . .un sacco di cose. A me non interessano. Io resto concentrato ».

Qualche volta è un figlio che riesce ad aiutare il proprio padre, facendogli capire cos’è importante.

Sì, resterò concentrato su questa nuova esistenza che comincia oggi. Come sa fare un figlio. Come deve sapere fare un padre.

un papà


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