Raccontare il pellegrinaggio verso Assisi  non è cosa facile. Mi imbatto nella mia inesperienza  nello scrivere esperienze emotivamente  intense. Comprendo che il dover mettere  per iscritto esperienze, emozioni, fatiche,  privazioni, gioie, incontri, non mi viene per  niente facile né spontaneo. Ci proverò!

26 aprile 2012 - Tappa n° 1: “IN FAMIGLIA”  

Galliera Veneta – Padova: Km percorsi 33 più  circa altri 3 per un errore di percorso. Località visitate:  Partenza Galliera V. - Tombolo - Onara -  S.Anna Morosina - Busiago - Marsango - S. Maria  di Non - Saletto - Vigodarzere - Padova. In  questa tappa vi sono stati solo incontri casuali  legati alla necessità di ricevere informazioni.
Ogni tappa è stata caratterizzata da uno stato  d’animo dominante che ha dato il titolo alla giornata  vissuta. Per questo motivo la prima tappa è  stata intitolata “in famiglia”.
Quanta emozione nel fare quella curva. Al termine  della celebrazione della S. Messa, prima  dell’andate in pace, il celebrante Don Ferruccio,  Parroco del mio paese, mi ha salutato informando  i presenti che vi era un concittadino che sarebbe  partito per un pellegrinaggio, destinazione  Assisi, alle tombe dei Santi Francesco e Chiara.
All’uscita della chiesa un gruppetto di persone si  avvicinano e mi salutano, incuriositi.
Sono le 07:45 circa, l’avventura ha inizio. Il  cuore all’improvviso fa sentire forte le pulsazioni,  mi viene un nodo alla gola, il ritmo del respiro  aumenta, l’emozione la fa da padrona. Un ultimo  bacio a Silvia e parto.
Uno, due, dieci passi, mi giro Silvia è là ferma  mi saluta. Il fondo al viale una curva, sono solo  150 metri ma sono pesantissimi, non mi ero preparato  per questo momento. Oltrepassato quella  curva . . .? Per un attimo la determinazione mi  abbandona, « cosa sto facendo? ». Dovranno trascorrere  dal 12 ai 14 giorni prima di rivedere  quel volto, siamo sposati da 35 anni e non siamo  mai stati lontani per un periodo così lungo.
Questi pensieri e l’emozione che ne scaturisce  mi fanno perdere di lucidità, il risultato, sbaglio  strada e mi trovo là dove non dovrei essere. Mi  concentro riprendo la giusta via e proseguo.
Ho percorso circa 20 Km. Sento male al piede  sinistro. Impossibile cosa succede? All’arrivo a  Padova ho scoperto di avere una vescica. Le vesciche  ai piedi condizioneranno pesantemente  le prime sei giornate e daranno tregua solo dalla  nona tappa.
Alle 15:00 circa arrivo a Padova, sono ospite  da amici, Giuliana, Massimo, Andrea e Roberta,  mi sento in famiglia. Telefono a Silvia e con ben  presenti le emozioni vissute vado a letto.

27 aprile 2012 – Tappa n° 2: “SOLITUDINE”  

Padova – Cavarzere: Km. percorsi 40. Località  visitate: Padova - Ponte San Nicolò - Legnaro  - Piove di sacco - Arzerello - Pontelongo - Sasso -  Villa del bosco - Cavarzere.
Alle 6:30 saluto gli amici che mi hanno ospitato  e parto. Mi incammino verso la Basilica di  San. Antonio. Entro in Basilica, partecipo alla S.
Messa, mi faccio timbrare il diario che testimonia  le tappe effettuate e via verso Cavarzere. Per ora  il piede non mi fa male, spero che tutto vada bene.
Per strada mi fermo a comperare un filtro solare,  fa caldo il sole picchia forte, la commessa  incuriosita dall’abbigliamento mi chiede dove  sono diretto, quando glielo dico rimane di stucco,  pensa che per affrontare un simile viaggio ci  voglia una motivazione veramente forte. Percorro  una decina di chilometri, la vescica al piede si  fa sentire. Sono le 13 mi fermo in un supermercato  per comperare qualcosa da mangiare.
Quando arrivo alla cassa per pagare la cassiera  mi chiede dove mi sto recando, « sono diretto ad  Assisi » le rispondo, un uomo che attendeva mi  dice: « ho letto di questa sua esperienza nell’articolo  sul giornale di questa mattina », la cassiera  si complimenta e ci salutiamo. Adesso ambedue  i piedi mi fanno sempre più male, ogni due ore  circa mi fermo per una pausa, tolgo scarpe e calzini  per far respirare i piedi e riparto. Finalmente  alle 17:15 arrivo a Cavarzere. Cerco un sacerdote,  vedo due grandi chiese, ci sarà un sacerdote?  Chiedo e scopro che non è così! Vicino ad un  ponte vedo un’insegna, indica un albergo, contatto  l’alberghetto “Ai vaporetti” trovo alloggio.
Appena arrivato mi tolgo le scarpe, quello che  vedo non mi piace per niente. Mi lavo, medico le  vesciche e chiamo Silvia, ceno con quello che ho  avanzato a pranzo, la giornata è finita.

28 aprile 2012 – Tappa n° 3: “DESOLAZIONE”  

Cavarzere – Ariano nel Polesine: Km. percorsi  33. Località visitate: Cavarzere - Passetto - Adria -  Sagrati - Polesinello - Ariano nel Polesine. Sono molto preoccupato per i piedi, il dolore  è sotto controllo con gli analgesici, ma non vorrei  che le vesciche si infettassero e ho preso un antibiotico.
Come ogni mattina prima di partire  chiamo a casa, esco di buon’ora vorrei partecipare  alla S. Messa del mattino. Mi reco in chiesa  ma in nessuna delle due chiese si celebra la S.
Messa. Purtroppo mi capiterà spesso di trovare  chiese senza sacerdoti, non me ne ero mai reso  conto. Il pensiero mi rattrista e preoccupa.
Oltrepassato Adria trovo il ponte che attraversa  il fiume Po: un lungo ponte di 1300 metri che  attraverso di volata. La strada è desolante, lunghi  rettilinei apparentemente senza fine, una curva e  poi un altro rettilineo e così fino ad Ariano.
Arrivato ad Ariano, cerco il sacerdote che Silvia  aveva contattato per avvisarlo del mio passaggio,  lo trovo, è molto occupato e non sa darmi  alcuna indicazione di dove poter trascorrere  la notte. Sarà una delle tante volte in cui non mi  sono sentito accogliere. Con ogni probabilità e  così che San Francesco mi vuole far conoscere la  Perfetta Letizia. Con un po’ di fortuna ho trovato  una stanza in un B&B “Villa Flora”. Mi compero  da mangiare, e mi ritiro in camera. Non vedo l’ora  di togliere i sandali messi al posto delle scarpe.
Doccia, medico i piedi e mi sdraio a letto. Il  B&B è quanto di più squallido mi sia capitato di  trovare. Per recarmi al bagno devo passare per  una stanza dove trova alloggio un anziano signore.
Non c’è nessuna privacy, il bagno è separato  dalla stanza da una tenda, mi chiedo come funzionano  i controlli nel nostro paese. Mangio su  un “tavolo” che altro non è che un asse da stiro.
Non vi racconto il resto. Continuo a pensare al  disagio provato quando mi sono sentito rifiutato  e tale pensiero mi porta a riflettere su quante  volte IO rifiuto il prossimo. Il pellegrinaggio si sta  palesando come fonte di riflessioni.


29 aprile 2012 – Tappa n° 4: “AMORE” 

Ariano nel Polesine – Comacchio: Km. percorsi  35. Località visitate: Ariano nel Polesine - Mezzogoro  - Torbiera - Codigoro - Marozzo - Lagosanto  - Comacchio.
È una delle tappe che porto nel cuore, ci sono  stati incontri coincidenze che mi hanno fatto riflettere.
Come sempre mi sono svegliato presto  e messo in viaggio. Colazione, un analgesico e  mi sono messo in viaggio. I piedi mi fanno male:  sono diventati il mio tallone d’Achille. È il primo  giorno che parto con la preoccupazione di non  riuscire a rispettare la tabella di marcia. Mi mancano  gli affetti famigliari, il volto di Silvia, il suo  sorriso. Camminare in queste campagne desolate  mette uno strano stato d’animo, mi sento piccolo  e fragile. I chilometri pesano più dei giorni  precedenti non vedo l’ora di arrivare e questo  pensiero mi fa sembrare la strada da percorrere  ancor più lunga della realtà, il cervello ??? Quando  vedo finalmente la scritta Comacchio, mi fermo  e mi siedo. Sto pensando di prendere un  mezzo pubblico che mi porti in centro, non ce la  faccio più. Scopro che essendo di Domenica non  ci sono mezzi pubblici. Riprendo il viaggio. Un ragazzo  che si sta recando a Comacchio per un giro  in bicicletta mi vede e si ferma. Mi spiega che,  avendo avuto una brutta esperienza, non dà passaggio  a nessuno ma vedendomi ha compreso  che ero in difficoltà e si è fermato. Facciamo un  breve, ma provvidenziale, tratto assieme e ci salutiamo.
Inizia la ricerca di un alloggio, non cerco  una parrocchia perché la sensazione è che sia  tempo perso. L’agenzia del turismo mi dice che  non troverò alloggio a Comacchio perché c’è la  fiera del turismo ecologico. Accendo il telefono  attivo l’applicazione luoghi e cerco. Effettivamente  a Comacchio non trovo nulla. C’è la possibilità  di dormire in un campeggio. Ok la tenda c’è!  Mentre mi sto recando al campeggio entro in  una chiesa, vedo un signore che in seguito scopro  essere un sacerdote e chiedo: « vi è possibilità  di essere ospitato? ». Il sacerdote mi dà un recapito  telefonico, chiamo, mi risponde Don Paolo.
Mi verrà aperta la sua casa e con essa il mio  cuore. Sentirsi accolti quando si è in difficoltà è  veramente di conforto.
Quello che vi ho raccontato è un estratto  delle mie prime quattro tappe verso Assisi.

Gianfranco Okroglic

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