«Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nella preghiera.
. . ogni cosa era fra loro comune. . . nessuno era nel bisogno. . . » (At. 2, 4).
Gli Atti ci presentano una Comunità cristiana primitiva, dove la partecipazione all'Eucarestia era vissuta da gesti concreti di comunione e di carità.
Il Concilio Vaticano II° pone ancora nell'Eucarestia il centro della vita della Chiesa "culmine e fonte" di un popolo in cammino.
Nel 1983 i vescovi scrivevano che l'Eucarestia è forza che plasma la comunità e ne accresce il potenziale d'amore: la rende casa accogliente per tutti, la fontana del villaggio che offre a tutti la sua acqua sorgiva, come amava dire papa Giovanni.
Sono sottolineature profonde dell'Eucarestia che si celebra in parrocchia e che chiedono di dar vita a gesti significativi che dicono la percezione del dono, ma anche la responsabilità che ne deriva: il collegamento tra celebrazione e testimonianza come partecipazione piena e responsabile di tutti alla vita della comunità cristiana, vicina ai bisogni e alle speranze della gente, capace di farsi carico dei problemi delle persone. È questa la vocazione della parrocchia, all'interno di una costante proposta di conversione, che mostra ai fedeli la realizzazione del "comandamento dell'amore" che ci ha lasciato in eredità Gesù Cristo. Pensare a questa dimensione per la parrocchia significa collegarsi all'esemplarità della prima comunità cristiana, decritta negli Atti degli Apostoli, in cui è sentita viva l'esigenza di mettere in comunione i propri beni, così come insieme si ascolta la Parola di Dio e si spezza l'unico Pane eucaristico. È coerenza di vita che in ogni tempo e luogo la Comunità cristiana si sforza di praticare attraverso la carità evangelica, nelle varie forme dell'accoglienza, della condivisione, della vicinanza, della cura.
In quest'ottica, la nostra parrocchia da alcuni anni, attraverso la "Caritas," si fa prossimo ai fratelli che vivono momenti di difficoltà economica con la distribuzione settimanale di viveri. È un impegno costante e ammirevole di tempo, di disponibilità, di servizio da parte di alcune persone volto a soddisfare le necessità fondamentali di chi si trova nel bisogno: famiglie italiane e straniere, anziani soli. Gli alimenti distribuiti provengono dalle collette in parrocchia, dal banco alimentare, da donazioni dei supermercati e da elargizioni di privati.
Si è rivelato, tuttavia, in una parte della comunità, l'esigenza di altro cibo, ugualmente nutriente e prezioso, e cioè l'attenzione, l'incontro, l'ascolto.
Sono persone che per la precaria situazione fisica vivono in solitudine e in condizione di emarginazione sociale. È un problema che interpella la parrocchia, chiamata a vivere come famiglia dell'unico Padre, assumendone la stessa sollecitudine paterna per chi è o si sente abbandonato. Attorno a questa realtà si stanno organizzando alcune persone per conoscere e prendere contatti con queste nuove povertà che ci interpellano: è nostro prossimo che chiede compagnia e ascolto, affinché la giornata sia meno lunga e triste. Man mano che il gruppo si va formando appare evidente quanto sia importante una formazione adeguata per avvicinarsi con competenza a questi nostri fratelli e poter dare la cosa giusta nel modo giusto, nel rispetto della loro situazione e sensibilità, affinché si instauri un rapporto rassicurante e stimolante per ciò che la vita può ancora offrire.
S avverte la necessità di un collegamento con le realtà operanti nel territorio, volontariato e servizi sociali per rispondere in maniera adeguata ai bisogni di queste persone. Si ritiene importante la partecipazione agli incontri organizzati dalla Caritas diocesana che fissa gli obiettivi di quella parrocchiale e le modalità di intervento.
È ugualmente importante creare il coordinamento vicariale che è strumento indispensabile per leggere la realtà del territorio e cercare risposte adeguate e possibilmente comuni.
Si è all'inizio di un percorso impegnativo, che dinanzi alle molteplicità dei bisogni, è aperto a tutte le persone che vogliono testimoniare la comunione, mettendosi alla scuola degli ultimi, imparando a riconoscere la presenza di Dio in ogni bisognoso che ha fame, è straniero, è ammalato, è solo.


"niente paura"


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