Quando gli anni passano diventa impegnativo uscire di casa e mantenere vive quelle relazioni che hanno contribuito a dare sapore all'esistenza.
Molte volte la persona che ha condiviso buona parte della vita se n'è andata, lasciando un grande vuoto. I figli hanno preso la loro strada.
In questa situazione basta poco per lasciarsi prendere dalla tristezza.
Il poeta Paul Valery diceva: « Un uomo solo è sempre in cattiva compagnia ».

Per superare la malinconia, domenica 14 ottobre, circa ottanta anziani che vivono soli, si sono trovati insieme, al Centro San Giuseppe, per un pranzo comunitario, all'insegna del buonumore.
Si è potuto contare sulla collaborazione preziosa di alcune persone iscritte all'Associazione Filo d'Argento dell'Auser, che hanno allestito la sala da pranzo e curato il servizio in tavola. Altre volontarie si sono dedicate, con ammirevole competenza, alla cucina preparando un menù apprezzatissimo da tutti gli ospiti. Padre Mario Diotto ha allietato l'intervallo, tra una portata e l'altra, con il suono della fisarmonica, riuscendo a coinvolgere gli invitati in alcune canzoni popolari.
Una collaborazione tra associazioni e volontariato attorno ad un progetto comune di solidarietà e di servizio agli anziani, ha permesso di raggiungere ottimi risultati per la partecipazione e la soddisfazione degli invitati.
Alla fine, una lotteria con un dono per tutti! Ore davvero serene che hanno dato il piacere di ritrovarsi insieme, di instaurare nuovi rapporti, di rivedere qualche vecchia conoscenza che si era persa di vista e da parte di tutti un gran desiderio di parlare, di raccontare, di chiedere, che rendeva la sala un luogo di simpatico e vivacissimo chiacchierio.
Appuntamento al prossimo 9 dicembre, in Patronato, per completare i discorsi sospesi e farci gli auguri di Natale!

Una breve riflessione di una persona presente

Pranzo delle persone "povere e sole", così si legge negli avvisi parrocchiali. Potrebbe suonare irriguardoso o paradossale, perché non sempre le persone sole sono povere.
Ma l'affermazione potrebbe diventare vera rovesciando i due aggettivi "persone sole e perciò povere". Perché probabilmente non c'è povertà maggiore della solitudine.
Ho letto una volta una riflessione di uno scrittore: « Se dovessi definire l'inferno direi che è solitudine ». Ma domenica non c'era solitudine nella sala da pranzo, né povertà. Il sorriso colmava la distanza, il canto accomunava, la condivisione univa. Perché ci sono tanti modi per trasformare la solitudine. Non si amano solo le persone, non sono solo le persone che ci fanno essere noi stessi. Ma si possono amare le idee più di ogni altra cosa, e desiderare la giustizia, il bene o la verità. E c'è l'amore gratuito ed è il dare che ci rende felici.

 

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