Dall’8 al 20 giugno un gruppo di animatori del patronato, con la guida della cooperativa AnimaGiovane di Torino, ha realizzato un progetto con il patrocinio del Comune di Cittadella. Si trattava di animazione itinerante per adolescenti, un’occasione per ragazzi dai 15 ai 20 anni di stare insieme e mettere in comune i propri talenti e le proprie passioni. Una delle animatrici ne parla così... CittAdò è stato un “esperimento”, ma non è stato proprio niente male! Si trattava di animazione di adolescenti e fin qui niente di nuovo...credevamo!

É da diversi anni che ho abbiamo a che fare con gli adolescenti, ma non così: di solito ci occupavamo di quelli della parrocchia, che in qualche modo hanno già un certo “stile”: ragazzi e ragazze che scelgono di venire ai gruppi di A.C. e che quindi hanno un determinato orientamento, magari blando, derivato dalla famiglia, ma ce l’hanno.
Questa esperienza per noi è stata una sorta di evoluzione: andare incontro anche a quelli che sono più lontani senza espliciti messaggi da portare. Mettersi maggiormente in gioco, adattarsi al loro modo di fare, stare semplicemente con loro.
Questa forse è stata la cosa più bella: CittAdò non lo puoi raccontare basandosi solo sul “fare”, con un elenco di attività e iniziative strutturate. Quelle ci sono state, ma la parte migliore era incontrare i ragazzi: giocare con loro a calcio balilla o a palla-volo, chiacchierare con loro e ascoltare le loro storie. Non ci siamo sempre sentiti all’altezza: nonostante diversi anni di esperienza temevamo di sbagliare, di non sapere come comportarci per sostenere il “ruolo”. Per fortuna durante la preparazione ci era stato detto di essere “come siamo, di essere noi stessi” di non cercare di attirare i ragazzi con entusiasmi forzati, né di sentirci investiti di chissà quale compito... Dunque ci sono limitati ad esserci per loro e con loro e a dare il meglio di noi. Non è stato sempre facile, ma assieme agli altri amici del progetto ci siamo sostenuti, confrontati, abbiamo anche visto piccoli miracoli nelle vite di quei ragazzi, che (ancora una volta lo abbiamo sperimentato) hanno bisogno soprattutto di sentirsi accolti e ascoltati così “come sono”.

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