Alcune indicazioni tratte dagli orientamenti pastorali diocesani in vista del rinnovamento del Consiglio Pastorale Parrocchiale

Il cammino pastorale che le nostre comunità, parrocchiali e vicariali, stanno percorrendo in questo quinquennio è incentrato sull’obiettivo “unire fede e vita”, cioè sulla formazione nella comunità cristiana. In particolare, dopo esserci impegnati per comprendere e sperimentare la pedagogia dell’ascolto (anno pastorale 2005/06),
abbiamo avviato una riflessione e un lavoro di “rivisitazione delle attività formative” a tutti i livelli: parrocchiale, vicariale e diocesano. Stiamo dedicando questo biennio (2006-2008) «a ripensare le proposte formative che chiamano in gioco il vissuto familiare, perché l’unità tra fede e vita possa realizzarsi in questo luogo così importante». Questo impegno e la fatica del cammino intrapreso devono continuare. Anzitutto dando continuità e consolidando quanto vissuto negli anni precedenti: la narrazione della fede, la pedagogia dell’ascolto, l’attenzione alle relazioni nella comunità e alle famiglie, il modo nuovo di svolgere gli incontri con i genitori dei ragazzi che si preparano a vivere i sacramenti, i percorsi con i fidanzati: gli obiettivi degli Orientamenti pastorali non sono proposti perché durino lo spazio di una stagione, ma perché diventino stile di Chiesa! Non si tratta quindi di “fare qualcosa in un determinato anno”, ma di “convertire” l’azione pastorale, per renderla più aderente alle attese e alle esigenze del tempo presente, che sempre ci provoca e ci interpella.
Nel 2008 siamo chiamati a rinnovare gli organismi di partecipazione ecclesiale, a livello diocesano: Consiglio pastorale diocesano (CPD), Consiglio presbiterale (CPr) e “Collegio” dei vicari foranei (CVF); a livello vicariale: Coordinamento pastorale vicariale (CPV); a livello parrocchiale: Consiglio pastorale parrocchiale (CPP).
Si tratta di un appuntamento di grande importanza pastorale e soprattutto l’occasione per cogliere il soffio potente dello Spirito, che ci aiuti a essere la Chiesa di Gesù di Nazareth che il Concilio ha tratteggiato. Si tratta di un passaggio fondamentale nel cammino che stiamo percorrendo come Chiesa diocesana: la sfida, lo sforzo, l’impegno ai quali siamo chiamati ci chiedono la capacità di vivere questo rinnovo come esperienza di ascolto e di formazione delle nostre comunità locali.
Vivere il rinnovo degli organismi di partecipazione nella dimensione della diocesanità della nostra chiesa costituisce una grazia che non possiamo sprecare; è davvero importante che ci impegniamo perché tutte le comunità parrocchiali vivano, sentendo quindi il cammino per il rinnovo dei Consigli Pastorali Parrocchiali e degli altri organismi come parte della propria stessa esistenza.
Nella “Novo millennio ineunte” Giovanni Paolo II esorta: « Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo. ( . . . ) Prima di programmare iniziative concrete occorre promuovere una spiritualità della comunione, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma l’uomo cristiano, dove si educano i ministri dell’altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità. ( . . . ) Spiritualità della comunione è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio » per cui continua « Gli spazi della comunione vanno coltivati e dilatati giorno per giorno, ad ogni livello, nel tessuto della vita di ciascuna Chiesa. La comunione deve qui rifulgere nei rapporti tra i vescovi, presbiteri e diaconi, tra pastori e intero popolo di Dio, tra clero e religiosi, tra associazioni e movimenti ecclesiali. A tale scopo devono essere sempre meglio valorizzati gli organismi di partecipazione previsti dal Diritto canonico, come i Consigli presbiterali e pastorali » (NMI n. 43 e 45).

IL CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE (CPP)

«Il Consiglio pastorale parrocchiale promuove, sostiene, coordina e verifica tutta l’attività pastorale della parrocchia, al fine di suscitare la partecipazione attiva delle varie componenti di essa nell’unica missione della Chiesa: evangelizzare, santificare e servire l’uomo nella carità » (Statuto art. 2). La competenza del CPP è quindi l’attività pastorale della parrocchia, cioè tutti gli aspetti della vita della comunità cristiana
Non è primariamente un organismo di formazione, né di spiritualità né di studio ma il luogo dove si tracciano e poi si coordinano e si verificano le linee guida della vita della comunità cristiana nei suoi diversi ambiti: la catechesi, la liturgia, la carità. Il CPP è luogo dove la fisionomia di una comunità cristiana prende vita concreta valorizzando il sacerdozio comune dei fedeli e la comune corresponsabilità per l’edificazione della Chiesa. Alla luce dell’ecclesiologia di comunione il CPP dà visibilità a una comunità che cammina insieme nella complementarietà delle diverse vocazioni e condizioni di vita. Inoltre il CPP è un luogo di discernimento, perché la Chiesa « è inserita nel tempo che scorre dalla Pentecoste alla Parusia, e, attenta al “segni dei tempi”, deve annunciare e offrire il Vangelo della salvezza agli uomini del proprio tempo » (A. MATTIAZZO, Il Consiglio pastorale, p. 23)
Avere coscienza di questa dimensione ecclesiale del CPP è basilare ed è la condizione per la sua riuscita o il suo fallimento
Occorre evitare il rischio di pensare e impostare il CPP con criteri sociologici e non dentro una prospettiva ecclesiologica, sia nella scelta delle persone sia nei temi da trattare e nel modo di lavorare
Tra i compiti del CPP ricordiamo i più importanti: • All’inizio dell’anno pastorale l’elaborazione del programma della comunità parrocchiale alla luce degli Orientamenti diocesani e in comunione con il vicariato
• È competenza del CPP che nella comunità venga curata la trasmissione della fede attraverso la catechesi e la formazione delle persone, la celebrazione della liturgia e di tutti i sacramenti, l’esercizio della carità e della promozione umana, la pastorale familiare, la pastorale giovanile, la pastorale dei malati e degli anziani.
• In questo senso le indicazioni che il CPP elabora diventano le linee di riferimento per gli operatori pastorali (gruppi di servizio e di formazione, strutture) ai quali spetta l’operatività pastorale
• Il CPP è il punto di raccordo (comunione reale) tra tutte le realtà presenti in parrocchia: per affrontare problemi di fondo che superano la competenza e la possibilità di un singolo gruppo e di un singolo settore; per concordare il calendario delle attività. I gruppi di servizio e di formazione, le strutture e le istituzioni parrocchiali sono invitati a sintonizzare il proprio programma e le attività a quello parrocchiale. È il modo per camminare insieme e per costruire una comunità unita


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