Il 10 giugno un numeroso gruppo di soci, simpatizzanti… di Una Proposta diversa
si è recato nella terra di don Milani, nel 50° della morte (1923 -1967).
Riviviamo l’esperienza nelle parole di
Gianni Marchiorello

Pellegrini. Come semplici, poveri, ansimanti pellegrini risaliamo lo sterrato che porta a Barbiana. L’ombra fresca del bosco ci ripara e ci accoglie.

Ci aspetta un santuario unico. Non i soliti mastodontici templi odoranti d’incenso e ceri votivi, con annesse bancarelle rigonfie di rutilanti oggetti di una religiosità che sfocia inevitabilmente in una cultura più superstiziosa che semplicemente cristiana. Tutto rimasto fermo a cinquant’anni fa. La piccola chiesa, la canonica, i laboratori didattici, le aule, la piscina, l’accerchiamento del bosco e i vari sentieri che si dipartono.

Tutto è rimasto fermo alla morte del Priore Don Lorenzo Milani ( 1967 ) Ed il merito di questo risultato è dovuto tutto ai suoi amatissimi allievi, da lui trasformati da ultimi degli ultimi in acculturati e dotti uomini e cittadini. Ma la lezione di Barbiana si è irradiata in tutto il mondo.

Tutti noi pellegrini l’abbiamo sentita e cercato di applicarla nelle nostre realtà, con i nostri limiti, enormi, e il nostro entusiasmo.

A buona parte di noi è toccata la medesima sorte del buon don Lorenzo.

Considerati dei traditori, dei pericolosi sovversivi, allontanati, malvisti.

Per tutta la sua vita sacerdotale, prima a San Donato Calenzano e poi a Barbiana, fu costantemente tenuto in esilio, proibito pubblicare i suoi scritti, diffidato a ricevere o accogliere confratelli sacerdoti, a loro volta diffidati di frequentarlo.

Nonostante queste severe limitazioni riuscì a far vivere una scuola validissima, tuttora oggetto di studi, a vivificare una parrocchia abbandonata inizialmente frequentata solo da un paio di vecchiette.

Senza mai uscire dal suo esilio, senza mai arricchirsi, senza erigere templi o costruzioni celebrative, ma rimanendo tenacemente povero tra i poveri.

Per quasi due ore ci ha intrattenuto Carlo Carotti uno dei suoi primi sei scolari di Barbiana, un montanarotto timido, diffidente, diventato un cittadino e un cristiano generoso e colto.

Ci ha illustrato la sua vita di scolaro di Barbiana mostrandoci le carte geografiche da loro realizzate, gli schemi statistici sui bocciati della scuola, i laboratori e l’officina dove realizzarono fior di macchine e strumenti di precisione.

Il Vangelo e la Costituzione Italiana, i due libri sempre presenti, a portata di mano. La scuola funzionava tutti i gironi per dodici ore, compreso il pranzo comunitario.

Solo alla domenica il priore era occupato con due Messe ed i Vespri.

Funzioni sempre brevi ma la spiegazione del vangelo della domenica durava un’ora e, un po’ alla volta, vi partecipavano tutti i montanarotti di Barbiana.

Durante questo incontro era possibile porre delle domande ed esprimere le proprie idee. Nella semplice originale vecchia chiesetta spicca solo un dipinto fatto con cocci di vetro colorati dagli allievi. Rappresenta san scolaro, un semplice fraticello con un libro in mano.

Infine abbiamo fatto visita al povero cimitero. Accanto alle tombe di nonna Giulia e di sua figlia Eda, le storiche aiutanti della comunità di Barbiana, c’è la semplicissima sepoltura di Don Lorenzo Milani, Priore di Barbiana.

Come tutti i profeti è stato osteggiato durante la sua vita ma adesso, dopo la visita di Papa Francesco già si parla di beatificazione. Dimenticando velocemente il suo scomodo ma essenziale insegnamento. Ipocriti, razza di vipere, sepolcri imbiancati.

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