A Novembre, come comunità parrocchiale abbiamo vissuto un intenso momento di Chiesa con l’accoglienza del nostro nuovo parroco e ora siamo chiamati a vivere un altro importante appuntamento, in sintonia con tutta la Diocesi, quello del rinnovo del Consiglio pastorale, il cui mandato si conclude proprio in questi mesi dopo cinque anni di cammino. Un’altra occasione, dunque, per vivere un momento di Chiesa, chiamata a fare discernimento per scegliere i prossimi nuovi membri di questo organismo, la cui funzione prioritaria è quella di “consigliare” il parroco, di pensare,

insieme a lui, alle linee che definiscono l’orizzonte a partire dal quale la Parrocchia intende orientare la propria azione pastorale. Infatti, alle pagine 7 e 8 delle Linee guida fornite dalla Diocesi per dare indicazioni su come effettuare il rinnovo del Cpp. si legge: “il CPP non è un organismo di formazione, né di spiritualità, né di studio, ma il luogo dove si tracciano e poi si coordinano le linee guida di tutta la vita della comunità parrocchiale in comunione con le altre comunità del Vicariato e della Diocesi […] è il primo e principale luogo dove la comunità cristiana, per vivere e comunicare il Vangelo, attua il discernimento comunitario”.
Questo significa che serve un “bollino” particolare, una qualifica speciale, uno status per poterne far parte? Se il CPP dovesse essere costituito solo dalle persone “giuste”, “adatte”, secondo i nostri parametri di giudizio, beh, allora, nessuno di noi sarebbe adeguato: troppo delicato, importante, impegnativo il ruolo che si è chiamati a ricoprire perché qualcuno possa esserne “degno”; ma sappiamo che non è forte ciò che non è debole, bensì ciò che è forte della e nella propria fragilità: è solo riconoscendo i nostri limiti, ed essendone profondamente consapevoli, che sviluppiamo una capacità fondamentale per poter creare relazioni veramente fraterne - che sono poi il “termometro” della fecondità e vitalità di una comunità -, ossia quella di comprendere (che etimologicamente significa proprio abbracciare) l’altro, guardandolo con amorevolezza, dolcezze e umiltà per diventare costruttori di ponti e non di mura o peggio ancora di fratture. Costruire la fraternità facendo continui “esercizi di fraternità”. Ecco allora che, se dovessimo pensare alle caratteristiche che sarebbe augurabile un membro del CPP possedesse, queste potrebbero essere: - lo spirito di fede: non significa non avere dei dubbi, incertezze o debolezze, ma essere “cristiani pensanti” che vivono la fede come cammino, abbandonandosi all’amore di Dio, che chiama a lavorare gli operai nella sua vigna a qualunque ora del giorno e senza discriminare nessuno. Avere fede è cercare di leggere la propria vita come il farsi della Provvidenza, per orientarla al bene, al vero, al bello, alla pienezza dell’amore.
- lo spirito di servizio: ossia aver voglia di mettere a disposizione in primis se stessi e, quindi, il proprio tempo, le proprie competenze, le proprie risorse cognitive ed emotive, animati solo dal desiderio di poter offrire il proprio contributo nei diversi ambiti in cui si esplica l’azione pastorale, che può diventare azione solo se prima è stata anche pensiero accurato e meditato. Servizio, allora, è sperimentare la gioia di mettersi il grembiule ai fianchi e dire: “Eccomi, Signore! Il tuo servo ti ascolta.
Dimmi cosa vuoi che io faccia: per quello che posso puoi contare sulle mie mani”.
- lo spirito di fraternità: quanto semplice sarebbe vivere in sintonia con gli altri, se avessimo a cuore le relazioni; se non scivolassimo mai nell’errore di giudicare quello che non conosciamo, perché l’altro è sempre “oltre” e il mio prossimo è chiunque, quel chiunque che dovrei cercare di raggiungere con tutti i mezzi che ho a disposizione. Si tratta allora di avere un cuore capace di guardare alle persone come delle risorse preziose, con le quali poter collaborare per rendere migliore la nostra vita e quella della comunità.
- lo spirito di discernimento: sembra una parola strana, invece esercitiamo il discernimento più di quanto immaginiamo. Discernere è saper vedere dentro alle cose, scomporle per capirle e poter poi decidere “con sapienza”. È riflettere chiedendo a Dio il dono della sapienza per capire che cosa sia a lui gradito.
Perciò, non sono delle persone esemplari quelle che siamo chiamati a cercare, ma semplicemente qualcuno che abbia a cuore la Comunità e che abbia voglia di aggiungere il suo mattoncino in quella casa comune che è la Chiesa, un cantiere per sua natura sempre in costruzione.
Siamo chiamati a una tappa davvero importante! Per questo abbiamo bisogno di tempo per arrivare preparati: quello della preghiera condivisa durante la liturgia domenicale e della riflessione per indicare i nomi dei possibili componenti del Consiglio Pastorale in quella che è una prima consultazione e che si terrà domenica 25 Febbraio; dopo aver esaminato le preferenze espresse dalla comunità, si svolgeranno le elezioni vere durante le messe di Domenica 15 Aprile. La presentazione alla comunità del nuovo Consiglio Pastorale avverrà domenica 20 Maggio.
Riassumendo schematicamente le tappe sono le seguenti: - 25 Febbraio: prima consultazione: durante le messe domenicali, all’inizio della messa sarà consegnato un foglietto sul quale ciascuno indicherà liberamente i nomi delle persone che intende proporre.
- un’apposita commissione si occuperà dello spoglio delle schede e individuerà coloro che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze; predisporrà quindi una scheda sulla quale saranno indicati dai 16 ai 20 nomi, distinti in due ambiti (adulti e giovani).
- 15 aprile: elezioni: durante le messe domenicali sarà consegnata una scheda con i nomi dei candidati eleggibili. Ciascuno può esprimere fino ad un massimo di tre preferenze su entrambi gli ambiti.
Si ricorda che si può votare dai 16 anni in su e che i votati debbono essere maggiorenni.
Dunque, buon cammino di discernimento a tutti! La vicepresidente del Consiglio Parrocchiale uscente Susanna Zurlo


"niente paura"


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