"Ho il ricordo bello di una giornata a cui ripenso spesso per la carica che ma ne deriva"
Ormai, come si suol dire, il dado era tratto: avevo accettato, io Cristina Busatto ragazza di 23 anni, di partecipare al viaggio, organizzato dall’Associazione di solidarietà internazionale “Una Proposta Diversa” per sabato 12 luglio, nell’ambito delle iniziative per i quarant’anni della morte di Don Lorenzo Milani
Dopo il viaggio in pullmann, percorrendo a piedi la salita di 6 km per l’ultimo tratto di strada che porta a Barbiana di Vicchio del Mugello (500 m. di altitudine), la mia mente è subito corsa a quando, nel dicembre 1953, don Milani fu nominato priore della chiesa di Sant’Andrea a Barbiana. Pensavo tra me: il percorso dovette sembrare un vero e proprio calvario a quel prete che, dopo aver ripudiato gli agi derivategli dall’appartenenza a una colta famiglia della borghesia fiorentina, si preparava ora ad essere un umile tra gli umili. Allora, infatti, Barbiana era una località irraggiungibile da automezzi perché non vi era ancora la strada visibile oggi ed era abitata solo da cento contadini, senza luce e senza acqua potabile
Questa era stata la maniera per isolare quel prete colpevole di essere un sacerdote sui generis che non amava le processioni, le feste, che privilegiava i poveri e gli umili e che, nel suo primo incarico come cappellano a San Donato di Calenzano in provincia di Firenze, aveva creato una scuola dove erano ammessi gli operai comunisti
Arrivati a Barbiana quello che ci si prospettò davanti, oltre a un panorama talmente bello da togliere il respiro, furono una piccola chiesetta del Trecento, l’annessa canonica e, un po’ più giù, un piccolo cimitero dove riposa anche don Milani
A questo punto, però, al posto della delusione che si potrebbe immaginare derivante da questa magra visione, inizia per me il ricordo più bello della giornata e al quale ripenso spesso per la carica positiva che me ne deriva: è quello dell’aula della scuola che don Milani fondò l’anno dopo il suo arrivo a Barbiana per i giovani operai e contadini. Questa scuola era molto particolare perché « a Barbiana tutti andavano a scuola dal prete. Dalla mattina presto fino a buio, estate e inverno. Nessuno era negato per gli studi ». I vari ragazzi erano allo stesso tempo alunni e insegnanti perché, come tutti hanno qualcosa da imparare, tutti hanno anche qualcosa da insegnare e « insegnando imparano tante cose ». In questa scuola « d’ogni libro c’era una copia sola. I ragazzi gli si stringevano sopra. Si faceva fatica ad accorgersi che uno era un po’ più grande e insegnava
Il più vecchio di questi maestri aveva sedici anni. Il più piccolo dodici. Non c’era ricreazione
Non era vacanza nemmeno la domenica ca. Nessuno di noi se ne dava un gran pensiero perché il lavoro è peggio ». Tutto ciò ci era egregiamente spiegato da Michele Gesualdi, uno degli allievi più vicini a don Milani
Ci colpì soprattutto il motto di don Milani e della sua Scuola scritto grande e in rosso sulla parete: « I CARE. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori “A me importa, mi sta a cuore”. È il contrario esatto del motto fascista “Me ne frego” ». Queste due brevi parole pur nella loro semplicità racchiudono per me un messaggio sconvolgente per la sua attualità soprattutto se indirizzato a noi giovani di questo periodo storico nel quale sembra non vada più di moda l’importanza del cuore in quello che si fa
Durante il viaggio di ritorno con gli altri compagni di avventura, tra cui una quindicina di giovani miei coetanei, ci siamo chiesti se l’esperienza didattica e pedagogica di Barbiana è ancora ripetibile oggi e quindi se può essere esportata come buona prassi in altri contesti e in un altro periodo storico. A nostro parere l’esempio di Barbiana deve essere oggi più che mai ricordato e vissuto perché evidenzia l’importanza e l’urgenza di coltivare valori quali la semplicità che risiede nell’umiltà, la forza insita nella volontà di cambiare la propria condizione di vita, il desiderio di emancipazione sociale, ma soprattutto culturale e un immenso amore per tutto quello che ci circonda e che riguarda l’esistenza umana e non, tanto da portare a un continuo desiderio di imparare e di condividere con gli altri tutto ciò che c’è di bello nella vita.

 Cristina Busatto

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