Presso tutti i popoli della terra la vecchiaia è sacra.
Nell’Antico Testamento quelle persone che un tempo noi chiamavamo “vecchi” ed ora, con un gentile eufemismo, definiamo donne e uomini della quarta età, occupano un posto di privilegio nella storia umana e sono numerose. Innanzitutto pensiamo a Matusalemme con i suoi 969 anni

e poi a Iaved con 962, Noè 956, Set 912, Set 912, Kenan 910, Adamo 903, Naalaleenm 895 e tanti altri ancora. Sono vite lunghissime, prodigiose, che ci lasciano di stucco anche se, a onor del vero, dobbiamo precisare che in quel tempo il computo degli anni era ben diverso dal nostro.
Al giorno d’oggi vite lunghe come quelle dei grandi patriarchi sono impensabili, tuttavia, a Cittadella le persone che raggiungono una veneranda età sono sempre più numerose.
Ricordo con immenso affetto che anche mia mamma superò felicemente i 104 anni.
Fra pochi giorni festeggeremo i cento anni di suor Giovannella, una delle tante religiose a riposo presso l’Istituto Farina di Borgo Padova, al quale lei ha dedicato tutta la sua lunga vita di suora. Tant’è vero che da tutti è considerata la memoria storica vivente dell’Istituto.
Sotto i suoi occhi sono passate intere generazioni di cittadellesi, che ricordano la sua voce pacata, il suo sorriso misurato, la sua disponibilità. A vederla adesso, piccola, ovattata, racchiusa in se stessa come un morbido gomitolo di lana, fa impressione la sua somiglianza a Madre Teresa di Calcutta.
Suor Giovannella Condotta è nata ad Istrana esattamente il 29 novembre 1908, quando a Roma pontificava Pio X e suor Bertilla svolgeva il suo generoso e spesso incompreso apostolato all’ospedale di Treviso.
Entrò giovanissima nella congregazione delle suore maestre di Santa Dorotea, figlie dei Santissimi Cuori di Vicenza e, dopo alcune tappe intermedie arrivò a Cittadella, da dove non si mosse più.
Fino a pochi anni fa era presente ogni giorno nella portineria dell’Istituto, attorniata da bambini, ragazzi, catechiste e insegnanti. Era facile vederla prendere appunti su minuscoli fogli di ogni cosa che le veniva chiesta, di ogni esigenza dei genitori, dei ragazzi, delle maestre.
Tutti avevano capito che potevano rivolgersi a lei, sicuri di trovare ascolto.
A sua volta, lei sapeva benissimo che le parole persuadono ma gli esempi trascinano e quindi si comportava di conseguenza.
Adesso che sta assaporando il suo meritato riposo attorniata, coccolata dall’affetto delle sue consorelle, le auguriamo ancora una lunga permamenza tra noi.
Il primo augurio viene dalla “squadra”: monsignor Remigio Brusadin, la superiora suor Antonella, i cappellani e tutte le consorelle.
Ma siamo convinti che tutti i cittadellesi sono vicini a suor Giovannella per dirle: « Bene tibi dicimus ».

Oscar Brotto

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