Un gruppo di ragazzi cresimati lo scorso 29 marzo, accompagnati dalle catechiste e da don Angelo, ha incontrato una realtà significativa della nostra diocesi: l’Opera della Divina Provvidenza di Sant’Antonio di Padova, situata a Sarmeola di Rubano.
L’Opera fu voluta dal vescovo Girolamo Bortignon nel 1955, a seguito della sua prima visita pastorale, durante la quale rilevò la situazione di emarginazione e bisogno in cui vivevano tante persone portatrici di handicap psicofisici gravi. Il 23 ottobre 1956 l’allora cardinale di Venezia Angelo Giuseppe Roncalli, divenuto poi papa Giovanni XXIII, benedì la prima pietra della futura istituzione. Incaricato, fin dall’idea iniziale, della realizzazione del progetto fu mons. Francesco Frasson, per quasi quarant’anni padre, direttore e anima di tutta l’Opera.
Fede, carità, preghiera e fiducia nella Provvidenza: di questa ricchezza godeva l’Opera in quel lontano 19 marzo 1960 all’arrivo dei suoi primi ospiti, nove bambini con gravi disabilità.
Ad essi e a tutti coloro che, numerosissimi, presto si sarebbero aggiunti, offriva non solo una grande casa attrezzata ad accoglierli, curarli e proteggerli, ma soprattutto una dignità e una condizione di uomini che fino allora erano state sostanzialmente negate.
Oggi l’Opera della Provvidenza è una grande realtà al servizio degli "ultimi" (può accogliere più di 700 persone in situazione di handicap grave) e permette a tutti di toccare con mano il valore di un’idea, la potenza della Provvidenza e la forza della Carità.
Ma lasciamo la parola per alcune testimonianze. . .


Domenica con altri cresimati, alcuni catechisti e Don Angelo siamo stati alla casa della Divina    Provvidenza. Suor Rosanna ci ha cortesemente accolti e ci ha mostrato la splendida struttura che ospita una numerosissima “famiglia”. Ho apprezzato molto sentire quante diverse forme di provvidenza sostengono questa “grande casa”. Suor Rosanna ha sottolineato quanto siano preziosi non solo gli aiuti economici, ma anche l’offerta del proprio tempo, della propria professionalità e dell’amore, che aiutano gli ospiti a vivere sereni. Non so se in futuro ricorderò il nome degli amici che ho incontrato nei corridoi, ma sono certo che non dimenticherò mai il loro sorriso.
FEDERICO   


La giornata che ho trascorso all’interno della casa della Provvidenza, è stata davvero importante.
All’inizio ero un po’ spaventata all’idea di andare a visitare un posto così, ma poi mi sono resa conto che non era per niente come lo avevo immaginato, o meglio, come avevo sentito dire. Quando sono entrata in questo luogo molto ampio, mi sono sentita sollevata, più libera e ogni mia preoccupazione se ne è andata. Sono riuscita a visitare diverse stanze dell’edificio e quella che più mi ha colpito è stato dove c’erano tutti gli oggetti e le sculture realizzate dai malati. Ho visto cose che mai avrei creduto di poter trovare, oggetti e sculture realizzate a mano, lavori molto precisi e raffinati, che richiedono molto tempo e soprattutto passione.
Sono convinta che queste persone, anche se diverse da noi, riescono a dare il meglio di se stesse grazie all’aiuto di coloro che ogni giorno con tanto amore e dedizione fanno sì che la loro vita sia ricca e piena di emozioni. . . grazie anche all’aiuto di Dio! È per questo, che secondo me, sarebbe importante che anche altri miei amici facessero un’esperienza come questa. È unica, interessante e molto coinvolgente. Per tutto ciò e per quello che è rimasto nel mio cuore ringrazio tutti coloro che hanno collaborato affinché questa giornata riuscisse in modo così bello.
SOFIA




Il giorno 19 aprile siamo andati all’Opera della Provvidenza S. Antonio (Cottolengo) di Rubano. Sapevo che in quella struttura erano ricoverate persone con forti disabilità che rendono la vita in casa impossibile.
Le famiglie portano qui le persone non perché non le vogliono, ma perché le loro malattie sono difficili da gestire in casa e richiedono un’assistenza completa.
Pensavo di trovare facce tristi e addolorate per le loro malattie, invece ho trovato facce felici e sorridenti perché erano in una famiglia unita.
Le persone con problemi fisici e/o mentali riescono a vedere e ad apprezzare ogni cosa, come i gesti sinceri delle persone e non si preoccupano dell’apparire, ma di essere loro stessi.
Ho capito che quella struttura non è una pensione ma un luogo dove dimora una famiglia e dove ognuno ha le sue cose come una stanza per se e la possibilità di scegliere cosa mangiare, come le persone normali.
Mi ha stupito il potere che il dolore ha di unire le persone, quando esse sono trattate normalmente e non come “diversi”, come pazienti e numeri.
Infine non ho visto compassione ma aiuto e gioia e l’aiuto verso le persone bisognose dona loro dignità.
Pensando a cosa ci ha fatto capire questo incontro con queste persone mi è dispiaciuto che non c’eravamo tutti.
FILIPPO 

"niente paura"


Cittadella ascolta


24 novembre 2017

Professor Alessandro Albizzati
medico chirurgo, specialista in Neuropsichiatria Infantile
ALESSANDRO ALBIZZATI

Desiderio di morte e desiderio di vita nel mondo giovanile


2 dicembre 2017

Claudio e Paola Reggemi
genitori di Giulio
CLAUDIO PAOLA REGENI

La paura di un'idea


12 gennaio 2018

Dott. Piercamillo Davigo
magistrato, professore della 2ª Sezione Penale presso la Corte suprema di Cassazione
PIERCAMILLO DAVIGO

La giustizia che non teme


Martedì 13 febbraio 2018

Professor Stefano Zamagni
economista, professore ordinario di Economia Politica all'Università di Bologna e di Adjunct Professor of International Political Economy alla Johns Hopkins University, Bologna Center.
STEFANO ZAMAGNI

La globalizzazione tra paure ed opportunità


Mercoledì 18 aprile 2018

S.E. Francesco Montenegro
cardinale e arcivescovo di Agrigento, presidente di Caritas Italiana
FRANCESCO MONTENEGRO

La civiltà del coraggio

Orientamenti pastorali 2016 17 1

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.