Le strade si son sempre costruite per la vita degli uomini.

Ma oggi, su di esse, da quando è stata inventata l’automobile, gli uomini trovano facilmente la morte. Statistiche degne di fede assicurano che ogni giorno in Italia si verificano in media 670 incidenti stradali, che provocano la morte di 20 persone e il ferimento di altre 1.000.

Nel complesso, l’anno scorso sono stati rilevati 240.000 incidenti stradali, che hanno causato il decesso di 6.000 persone, mentre altre 350.000 hanno subìto lesioni di diversa gravità. Come si fa a rimanere indifferenti dinanzi a queste cifre? Quanti peccati di omicidio e di suicidio commessi solo per vanità, per fretta, per disattenzione, per inosservanza delle norme di legge che regolano il traffico! Una buona parte di questi incidenti avvengono il sabato sera, dopo una notte da sballo, trascorsa in discoteca. Se si seguita così nessuna malattia sarà capace di spedire all’altro mondo tanta gente quanta ne spedisce la strada, o meglio gli incoscienti utenti della strada.

Il buon senso vorrebbe che la macchina, mirabile creazione del pensiero umano, rimanesse a servizio dell’uomo, per rendergli più facile la vita, per alleggerirgli la fatica bruta. Ma di fronte al numero così elevato delle vittime del traffico stradale, c’è da domandarsi se la macchina, da serva, non sia diventata padrona, anzi tiranna dell’uomo. Lodevolmente in alcune scuole si fa studiare il codice stradale. Speriamo che esso sia ben spiegato e ben compreso. Ma noi, in fatto di disciplina stradale, non ci stancheremo mai di ricordare a tutti il codice di Dio e più precisamente il quinto comandamento di esso: non ammazzare! Ogni credente dunque, in forza del codice di Dio, è responsabile della propria vita e della vita altrui ovunque, ma specialmente sulla strada ove i pericoli per la vita propria e la vita degli altri sono maggiori e più frequenti. Se ne ricordino specialmente i cristiani per i quali la vita è un dono di Dio di cui noi siamo solo gli usufruttuari.

Oscar Brotto


"niente paura"


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