Innanzitutto vi porto il saluto e anche un invito-esortazione che il vescovo Antonio ha rivolto a tutte le comunità cristiane della diocesi durante l’assemblea di apertura del nuovo anno pastorale.

Ci ha invitato ad essere o a diventare “COMUNITÀ EUCARISTICHE” non solo a parole ma con la testimonianza.

Veniamo all’anno pastorale che sta per aprirsi.

L’anno pastorale 2009-2010 si colloca, innanzitutto, a conclusione di un duplice percorso: il quinquennio 2005-2009 e, più particolarmente il biennio 2008-2009 sul BENE COMUNE.


Il tema scelto è in continuità ed in ulteriore sviluppo rispetto allo scorso anno. Il tema è: IL BENE COMUNE: “STILE DI VITA NELLA COMUNITÀ CRISTIANA”.

Non ci è dunque richiesto di aggiungere ulteriori contenuti, ma di offrire la possibilità di recepire e di trasformare in prassi, in atti concreti, in vissuto, quanto sperimentato in questi anni, per poter rispondere a questa domanda: « come la formazione al bene comune può condurre la comunità cristiana ad elaborare ed attuare criteri di discernimento, scelte condivise, pratiche virtuose, cioè STILI DI VITA ispirati al Vangelo? ».

Ecco perché il tema centrale rimane il “bene comune”, passando gradualmente dal “che cos’è” alla ricerca fattiva della sua realizzazione. Questa scelta permette alle realtà pastorali di ultimare l’approfondimento del tema e di tradurre le riflessioni in scelte concrete.

Mettere al centro l’edificazione del bene comune significa anche orientare decisamente la formazione nella comunità cristiana. La comprensione e il discernimento del bene comune come stile di vita, infatti, dovrebbero diventare le finalità di ogni progetto formativo.

Quello che andiamo ad iniziare deve essere quindi un anno di raccolta, di riordino e di rilancio. Occasione per comprendere ancora una volta che gli orientamenti pastorali non si aggiungono come “un di più” rispetto ai compiti di una comunità, ma costituiscono un valore determinante di comunione tra tutte le realtà pastorali della diocesi.

Quindi il lavoro più consistente e più creativo spetta alle comunità cristiane, sia a livello di parrocchia, sia di vicariato.

Anche gli uffici diocesani saranno impegnati a offrire mediazione e sostegno alle parrocchie e ai vicariati, come anche ad accogliere da essi segnalazioni e proposte ulteriori.

Il rilievo dato oggi agli “stili di vita” esige, quindi, che la formazione nella comunità cristiana giunga al frutto maturo della testimonianza.

In questo senso gli orientamenti pastorali intendono rafforzare alcune convinzioni già presenti nel cammino di questi anni: – la comunità è chiamata a essere sempre più luogo di formazione per vivere e testimoniare il vangelo – la proposta degli “stili di vita” costituisce una opportuna realizzazione del bene comune.

Per motivare tale prospettiva sugli “stili di vita”, nel contesto di una attenzione e di una valorizzazione del compito formativo proprio della comunità cristiana, è utile la seguente citazione che dovremmo fare nostra.

Cosa dice questa citazione: « La vocazione cristiana è una questione di stile: lo stile è sintesi di intuizione e gesto, di desiderio e azione, di ideale e realtà. Per questo quando Gesù con i suoi discepoli si trova davanti ad una questione decisiva li chiama di nuovo, fa loro ascoltare la parola dell’origine, la freschezza e lo splendore della vocazione originaria » (da “Lessico famigliare. Stili di vita quotidiana nella coppia e nella famiglia cristiana”, di Franco Giulio Brambilla).

Allora ci viene dato un piccolo suggerimento per un possibile sviluppo tematico, riferendosi alla Pacem in terris di Giovanni XXIII quando diceva: « L’ordine tra gli esseri umani nella convivenza è di natura morale. Infatti, è un ordine che si fonda sulla verità; che va attuato secondo giustizia; domanda di essere vivificato integrato dall’amore; esige di essere ricomposto nella libertà in equilibri sempre nuovi e più umani ».

È possibile allora riconoscere in questi 4 valori fondamentali una sorta di “pilastri” su cui si fonda la convivenza umana.

Tutto ciò che chiamiamo “valore” va riferito ad essi.

Questo, per esempio, ci permette di approfondire e discernere alcune realtà oggi particolarmente sensibili e riguardanti il bene comune: 

  • La “verità”, contenuto a cui devono tendere la comunicazione e i suoi mezzi;
  • La “giustizia”, quale misura della politica;
  • L’ ”amore”, come fondamento delle relazioni, nel rispetto della persona; 
  • La “libertà” dalle schiavitù, spesso narcisistiche e inconsapevoli.

Quale impegno allora per tutti noi! Ci vengono dati dei suggerimenti, come: 

  • Promuovere sensibilità e attenzione al “bene comune”, riprendendo i passaggi compiuti nell’anno pastorale scorso.
  • Caratterizzare meglio le proposte e gli itinerari formativi.
  • Sarà importante individuare dei criteri di valutazione delle situazioni di vita e del contesto socio-culturale ed orientare così la testimonianza della comunità cristiana verso uno “stile di vita” che risponda alle esigenze del territorio.

S.B.





"Per un pugno di dollari"


Cittadella ascolta


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