Don Luigi Rossi nacque a Teolo sui Collo Euganei il 12 gennaio 1936 da Ferrante, calzolaio del paese, e da Ida Sacilot che consumò la sua vita a far mastelli di bucato nelle famiglie ricche per poter far studiare il figlio in Seminario. Don Luigi si laureò nel 1961 in giurisprudenza, ottenendo il massimo dei voti con la lode. Quando diventò sacerdote il vescovo Bortignon lo volle come suo segretario personale e in quell’importante incarico restò per ben venti anni. Nelle domeniche don Luigi svolgeva la mansione di cappellano itinerante nelle varie parrocchie fuori città.

Nel 1987 fu nominato arciprete di Cittadella e qui lo seguì, per accudirlo, la vecchia madre rimasta vedova: essi furono alloggiati nella piccola casetta posta a ridosso del Duomo senza pretendere un alloggio più ampio e confortevole. Il 10 dicembre 1989 morì, novantenne, la mamma tanto amata.

Qui a Cittadella si manifestò subito come uomo pieno di iniziative e si acquistò la fiducia della gente con il suo sorriso dolce ed accattivante che entrava nel cuore di tutti, anche di ci non “bazzicava” molto con gli uomini di Chiesa. Egli era sempre pronto all’accoglienza e all’ascolto di coloro che avevano bisogno di parlargli e svolse attività promozionali per la crescita spirituale ed umana della nostra gente.

Monsignor Miazzi, che l’aveva preceduto, era stato bravo nel sanare i debiti della Parrocchia, ma purtroppo il Duomo e, soprattutto, la Cappella dell’Immacolata erano divenuti locali tetri ed anneriti dal fumo di ceri e candele, provocando l’allontanamento di fedeli e visitatori da quei luoghi così trascurati.

Ebbene, con l’aiuto di tante brave persone, don Luigi riuscì a ripristinare la bellezza artistica e storica di quegli ambienti.

Il merito fu tutto suo, perché sapeva attirare l’attenzione dei suoi parrocchiani, che conquistava gradatamente con la sua umanità e umiltà.

Era una persona fornita di tanto carisma. Basta leggere il volumetto in cui sono state raccolte sessantaquattro omelie (da Lui pronunciate nel corso di varie ricorrenze liturgiche) per capire la profondità del suo pensiero e la sua grande Fede.

Egli, ad esempio, disse: «Quello che sei parla più forte di quello che dici ».

La sua grande forza consisteva nel non usare saccenteria quando parlava, ma mostrava umiltà e comprensione per le diverse miserie umane. Era un vero padre dei poveri e si privava anche dell’ultima lira pur di accontentarli.

Non aveva ancora sessant’anni quando fu ricoverato nell’ospedale di Cittadella e mancò dai vivi il 13 aprile 1995: era il Giovedì Santo.

Voglio raccontare alcuni aneddoti o momenti che ne illustrano la forte personalità. Era appena giunto in paese e ancora non lo conoscevo, anche se avevo sentito parlare di lui e della sua straordinaria oratoria. Una signora mi pregò di dirgli che aveva bisogno di un suo intervento e consiglio per superare una crisi familiare.

Lo avvicinai mentre usciva dalla Cappella della Concetta e gli dissi della richiesta fattami. La sua risposta fu pronta e la disponibilità pure ad incontrare chi aveva bisogno del suo aiuto.

Più tardi gli dissi di essere pronto a ricambiare il favore se avesse avuto qualche necessità pratica. Quasi un mese dopo mi chiese di fargli conoscere le stradelle del Centro Storico che non gli erano note e che lo preoccupavano molto. Nell’archivio parrocchiale allora operava un sacerdote che era rientrato da un lungo periodo passato in tera di missione per problemi fisici. Don Luigi mi pregò di stargli accanto e di aiutarlo nelle scritture dei registri e degli atti parrocchiali.

Talvolta mi faceva qualche confidenza sulla sua vita passata.

Un giorno mi disse che quando prestava la sua opera accanto al Vescovo certi monsignori tentavano di coinvolgerlo nei problemi o nelle beghe curiali: allora il vescovo Bortignon gli diceva: « Tasi e tira el careto! ». Il presule lo aveva plasmato così: « riservatezza e saggezza ».

Nelle serate estive, all’imbrunire, don Luigi passeggiava lungo il Sagrato recitando il Breviario e pure un’anziana signora camminava lì per sentire le brezze serali. Egli, scorgendola, le disse: «Mi accompagna da Massimo a vedere le “belle di notte”? ». Insieme li vidi giungere a casa mia: Egli si sedette in cortile e restò a contemplare quel bianco tappeto di fiori dal profumo inebriante.

In gioventù don Luigi era stato colpito da un’epatite virale che non fu ben curata e che gli lasciò strascichi e fastidiosi malanni per il resto della sua vita. Saltuariamente, durante l’anno, anche a causa dello stressante lavoro, veniva ricoverato in ospedale per esami e cure. Io andavo con la mia macchina a riprenderlo e lo portavo a fare una breve convalescenza presso il convento delle Suore di Belvedere di Tezze.

Terminò la sua breve ma fattiva opera pastorale in una rigida mattinata nella quale il vento pungente del Nord colpiva i coraggiosi presenti in piazza.

Iniziavano allora i riti della Settimana Santa con la benedizione dell’ulivo, seguita dalla processione verso il Duomo. Osservando la scena qualcuno pensò: « Oh, povero don Luigi, de securo te finirè entro stasera all’ospedale! ». E così purtroppo avvenne. Durante quel breve ricovero e a qualche giorno prima della morte, don Luigi telefonò a una benefattrice per ringraziarla di averlo fornito di biancheria servita poi a coprirlo nel suo letto di dolore.

La gente tutta ricorda sempre con affetto e riconoscenza l’Uomo buono e l’esemplare Pastore della chiesa cittadellese che fu monsignor Luigi Rossi.

M. B.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.